Lodare Dio, lodare il creato

Prosegue la riflessione di accompagnamento per l’incontro nazionale di spiritualità del 6-8 novembre 2015 a Camaldoli sul tema “Lo scandalo delle disuguaglienze e le esigenze della giustizia“.

Lodare Dio, lodare il creato[1]

Davanti ad un tramonto, sulla vetta di una montagna, immersi nell’azzurro del mare, nella gioia, ma anche nei momenti difficili, nel dolore e nella sofferenza, capita di sentir pulsare in noi, spesso in maniera inconsapevole ed incontrollata, la forza della vita: un che di immutabile ed invincibile ma nello stesso tempo anche molto fragile. Qualcosa che ci travalica, che è, che è stato e continuerà ad esserci. Un sentire di appartenere ad un qualcosa/qualcuno che va al di là di un tempo e di uno spazio: un senso di eternità ed infinito. In quei momenti siamo capaci di sentirci parte di un mondo bello e buono che ci accoglie e nutre e che ci fa vivere e respirare, al di là di tutto. Momenti della vita in cui percepiamo la consapevolezza di essere parte di un progetto, capiamo di avere un significato e sperimentiamo che è possibile essere in pace con il mondo, con la nostra coscienza e con la vita.

Questo incanto davanti la bellezza e l’armonia, che affiora in noi davanti alla meraviglia del creato di cui sentiamo di far parte, racchiude e nasconde in sé un’impronta divina. È il segno vivo di una presenza eterna; l’ascolto di una voce paradossale e silenziosa di un Dio Padre creatore che si presenta per ciò che è, e che è sempre stato: un Dio che genera per amore e con amore. Un Dio che ha fatto i cieli e la terra e li ha riempiti di vita in abbondanza, creando l’uomo a sua immagine, dandogli il compito di custodire e coltivare la sua creazione.

Un Dio che per amore si è fatto uomo, che ci parla, che guarda attraverso i nostri occhi, che si fa vicino attraverso i nostri sensi, che si rende palpabile e visibile. Un Dio che com/partecipa, che è qui in questo mondo, con me, in questo tempo, in questo luogo e con me vive e sente. «Vivere nel Tuo mondo è una cosa bella e buona, malgrado tutto quel che ci facciamo reciprocamente noi uomini», scriveva il 15 settembre del 1942 Etty Hillesum. E ancora, l’8 ottobre: «Eppure arrivo sempre alla medesima conclusione: la vita è bella. E credo in Dio. E voglio stare proprio in mezzo ai cosiddetti «orrori» e dire ugualmente che la vita è bella»[2].

Questo il nostro impegno, tutto umano, il nostro compito, ieri come oggi: vivere cercando sempre, anche in mezzo alle difficoltà ed alle brutture, la bellezza e l’amore di Dio e della sua creazione. Per il cristiano si tratta di una scelta libera, consapevole e quotidiana di fede, un impegno di responsabilità personale e comunitaria: essere la sua Parola che si fa carne nella storia. Non ci viene chiesto di essere eroi ma santi: uomini e donne che si affidano, consapevoli di quanto la tentazione di dominio sia forte in noi, ad un Padre creatore e pieno di tenerezza che nell’armonia della creazione ha dato senso ad ogni forma di vita.

Un impegno ed una responsabilità a cui anche come Acli non dovremmo mai sottrarci. Il compito di custodi a cui Dio ci ha chiamati dovrebbe sempre riportarci con umiltà e pazienza ai nostri compiti per l’oggi ma anche per il domani, per un bene comune che è di tutti! Amare la terra, amare gli uomini, amare la vita con la stessa forza generativa, con la stessa passione, con la medesima volontà che Dio ci ha indicato e che noi siamo chiamati a vivere nella nostra esperienza quotidiana. Anche la consapevolezza che la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato sono questioni intimamente interconnesse ci può aiutare nel lavorare sempre affinché logiche di fraternità si diffondano. Il nostro impegno per la giustizia sociale, per il riconoscimento della dignità di tutti in un mondo meno vincolato da logiche di profitto e sopraffazione, per una distribuzione equa dei beni della terra, devono avere come riferimento Cristo: ideale e testimone di armonia, di giustizia, di fraternità e di pace che davanti agli esempi dei potenti della terra così si esprimeva: «I governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sia così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sia vostro servitore» (Mt 20,25-26).

*Erica Mastrociani è la presidente Acli Friuli Venezia Giulia

 

[1] Riflessione ispirata al secondo capitolo dell’enciclica “Laudato si'”: Il Vangelo della creazione.
[2] Etty Hillesum, Diario, Adelphi, Milano 2012 pg. 751, 791.

Approfondimenti precedenti:

La chiesa come comunità di condivisione – padre Elio Dalla Zuanna

La misericordia come principio di uguaglianza – Marco Bonarini

Il nuovo mondo di papa Francesco – Paolo Colombo

Lodare Dio, lodare il creato
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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