Macerata, un racconto dalla città

“Macerata è ancora traumatizzata”. Inizia così il racconto di una città che all’improvviso si è ritrovata al centro dell’attenzione mediatica e politica di tutta l’Italia. A raccontare e ripercorrere quelle drammatiche ore è Roberta Scoppa, presidente delle Acli di Macerata

 

Macerata è ancora traumatizzata da quanto accaduto tra mercoledì 30 gennaio con il ritrovamento del corpo di Pamela Mastropietro e, soprattutto, dai colpi di arma da fuoco sparati da Luca Traini sabato 3 febbraio per le via della città.

Le persone di origine africana che vivono a Macerata , nei giorni immediatamente successivi all’attentato, hanno avuto paura di subire altri attacchi  da parte di estremisti ( a Macerata giovedì sera c’è stata una manifestazione non autorizzata di Forza Nuova che si è conclusa con carica delle forze dell’Ordine a causa di alcuni colpi sparati in aria da alcuni manifestanti e scontri nelle vie del centro) e comunque hanno paura di essere indiscriminatamente accomunati con gli spacciatori e/o con gli assassini di Pamela Mastropietro.

In città, in Università, ma anche presso i nostri servizi ACLI, soprattutto al Patronato, c’è stato un forte calo della presenza di persone, soprattutto africane.

Non credo sia un caso.

I maceratesi che ho avuto modo di incontrare vogliono tutti tornare alla loro normale quotidianità perché Macerata è sempre stata una città  aperta     all’integrazione, all’accoglienza e non solo con i migranti esteri.

Non bisogna dimenticare infatti, che Macerata è una città universitaria che ospita ragazzi da tutta Italia, di cui molti  dal sud.

Il sindaco Carancini ed il Vescovo Nazzareno Marconi  hanno dato voce a questo bisogno chiedendo a tutti  di astenersi da ogni manifestazione.

I centri sociali ed alcune associazioni esterne al territorio maceratese hanno voluto ignorare questa esigenza e, cavalcando l’onda dell’indignazione, si sono imposti.

La sequenza che ne è scaturita è stata caotica ed ha generato tanta confusione e malcontento: mercoledì il sindaco invita ad astenersi da ogni manifestazione, in serata anche il Prefetto dispone il divieto a manifestare. Giovedì il ministro Minniti si schiera con il Prefetto e il Vescovo di Macerata e invita tutti a chiudersi in preghiera per stemperare gli animi. Giovedì pomeriggio gli esponenti di Forza Nuova manifestano lo stesso e la situazione degenera. Venerdì pomeriggio nonostante le spaccature interne tra le delegazioni locali che avevano accolto l’invito del sindaco e quelle di altri territori che invece insistevano a scendere in piazza, prevale la decisione di manifestare in una sorta di disobbedienza civile, ribadisco non chiesta né proposta dal territorio.

In una città tranquilla come Macerata, tutto questo susseguirsi di eventi ha fortemente aumentato il senso di paura, di insicurezza e di impotenza tra i cittadini.

Gli eventi drammatici che hanno colpito la nostra provincia sono diventati strumento di propaganda elettorale; ne sono consapevoli la maggior parte dei maceratesi che non ci stanno e  non vogliono essere al centro della campagna elettorale che stiamo vivendo, perché sanno benissimo che come si spengono i riflettori della propaganda elettorale, calerà anche l’attenzione verso questi gravi fatti, senza però giungere a decisioni o a soluzioni capaci di portare più sicurezza e serenità in città.

I cittadini di Macerata in questo momento vogliono dalle Istituzioni chiarezza sui fatti, risposte certe e una maggiore informazione sul numero di richiedenti asilo e di rifugiati presenti in città.

Sabato pomeriggio, in una città fantasma con scuole ed uffici chiusi dal mattino (anche i nostri uffici Acli sono stati chiusi per motivi di sicurezza), negozi sprangati e alcuni portoni chiusi con tavole di legno, si è svolto il corteo. Molti maceratesi non hanno aderito né sono usciti dalle loro case perché avevano paura che si potessero verificare disordini e tafferugli tra opposte fazioni di manifestanti.

In una città tranquilla come era Macerata, questi due gravi fatti di cronaca hanno sconvolto la vita di molti cittadini, perché toccati da vicino da tanta barbarie, rabbia, cattiveria, vendetta. Sentimenti ben lungi e lontani dai cuori e dalle menti dei maceratasi.

Macerata, un racconto dalla città
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Fonte UNHCR
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