Marche: Rimettere l’uomo al centro dell’economia

30 aprile 2010 –  ‘La crisi economica non è affatto superata; anzi nei prossimi mesi, anche nella nostra regione, le Marche, è destinata ad aggravarsi’, avvertonole Acli regionali delle Marche con un comunicato stampa in occasione del Primo maggio che le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani delle Marche festeggeranno presso il campo sportivo di Aspio Terme di Camerano, in provincia di Ancona.
Nel testo le Acli scrivono: ‘È vero che in Italia la cassa integrazione ha attenuato gli effetti più negativi della crisi, ma intanto la disoccupazione è cresciuta pesantemente e, se anche in alcuni settori oggi si notano i primi segni di ripresa della produzione, il numero dei disoccupati continuerà a crescere almeno per tutto il 2010. Su queste previsioni concordano tutti gli organismi internazionali, che periodicamente stanno monitorando l’andamento dell’economia dei singoli Stati europei e dei Paesi più avanzati a livello mondiale’.
Per questo la presidenza regionale delle Acli chiede ancora una volta che ‘accanto agli interventi volti a favorire la ripresa dell’economia, in Italia siano avviate serie politiche attive del lavoro per evitare che i costi sociali della crisi ricadano tutti sulle spalle dei più deboli: i lavoratori precari, i giovani, le donne, gli immigrati, le famiglie monoreddito’.

Secondo le Acli Marche ‘la crisi, quindi, richiede nuove politiche economiche, ma richiede anche nuovi strumenti normativi: servono le regole che impediscano nuove bolle finanziarie e scelte capaci di realizzare quella ‘civilizzazione dell’economia’ auspicata da Papa Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate’.
‘Negli ultimi decenni – prosegue il testo delle Acli regionali – sono aumentate fortemente le disparità sociali; la diminuzione del potere di acquisto dei salari ha determinato un generale processo di impoverimento dei lavoratori; di contro, è cresciuta la quota di reddito derivante dalle rendite; in particolare, con la finanziarizzazione dell’economia è cresciuto il peso della finanza rispetto all’economia reale’.
‘Tutto questo – prosegue l’associazione marchigiana – ha avuto effetti dirompenti sulla vita di tanta gente. La perdita di centralità del lavoro, infatti, si è accompagnata a una precarietà esistenziale percepita come crescente, con la conseguenza che molte persone si sentono sempre più sole nell’affrontare i problemi della vita quotidiana. La crisi ha accentuato questi processi aggiungendo ulteriori elementi di insicurezza’.
A giudizio delle Acli, ‘il lavoro è il bene su cui è necessario costruire più partecipazione e più cittadinanza, garantendo però quelle condizioni dignitose da tempo indicate dalla dottrina sociale della Chiesa’. Perché si possa parlare di lavoro dignitoso ‘occorre che ai lavoratori siano garantite alcune tutele: un’indennità per tutti e non solo per alcuni in caso di perdita del lavoro; una progressiva stabilità e una pensione decente; e occorre che siano riconosciuti alcuni diritti fondamentali: alla sicurezza e alla salute, a una retribuzione adeguata, a una formazione permanente, alla possibilità di conciliare tempi di vita e di lavoro’.
Sono queste le richieste avanzate dalle Acli anche a livello nazionale. ‘Sono queste le urgenze che vanno affrontate nel nostro Paese – conclude la presidenza delle Acli regionali – ma perché ci si muova in questa direzione, la persona, la sua dignità, il suo lavoro, i suoi legami sociali, devono tornare ad essere centro e misura dell’economia e della politica’.
Un’occasione per ribadire tutto questo sarà la festa regionale del 1° maggio.

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Fonte UNHCR
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