Marino Carboni (1972-1976)

Marino Carboni è nato il 22 set­tembre 1933 a Castel d’Aiano in provincia di Bo­logna e scompare prematuramente il 28 settembre 1979 a Roma. Molti circoli Acli vengono dedicati al “presidente del salvataggio”, sia in Italia che all’estero. A Carboni viene intitolato il Centro permanente di formazione delle Acli istituito a Lariano, nei pressi di Roma.

Fu il presidente dell’emergenza e della crisi, ma anche della ripresa e del rilancio. Così soprattutto gli aclisti amano ricordare la figura di Marino Carboni, settimo presidente nella storia delle Acli.

Una lettera datata 8 di­cembre 1955, scritta da Labor e indirizzata a Car­boni, testimonia il grande affetto che legava i due uomini. Labor, che aveva ricevuto l’incarico di responsabile della formazione su scala nazionale nella sede centrale delle Acli, comunica a Carboni che intende affidargli la segreteria della Scuola centrale e gli assicura che lavoreranno insieme alla preparazione di sussidi ed alla organizzazione dei corsi di formazione. “Cer­cheremo – scrive Labor – di diffondere la nostra impostazione su scala nazionale”.

La Scuola centrale di formazione, rifondata e divenuta permanente, grazie all’opera della coppia Labor – Carboni e di quanti altri vi furono coinvolti, si occupava specialmente della qualificazione e della specializzazione dei dirigenti nazionali, regionali e provinciali, secondo un’impostazione unitaria di programmi, testi, docenti e metodi. Il primo corso ufficiale, della durata di circa 8 mesi, prese avvio nel novembre 1958 nella Villa di via Ulisse Seni, sul Gianicolo.

Insomma, la Scuola centrale era una sorta di Università del Movimento, che mirava a dare ai partecipanti ai vari corsi il panorama completo dei problemi economici, sociali, politici della realtà italiana e non solo, e ad offrire a ciascuno gli strumenti culturali e tecnici per applicarsi con incisività alla loro soluzione, nell’interesse della collettività. Così in definitiva, anche il reparto della formazione avrebbe contribuito alla costruzione delle Acli come soggetto autonomo.

Eletto presidente il 5 novembre 1972, su indicazione dello stesso Gabaglio che si vide costretto a dare le dimissioni, restò in carica fino al 30 maggio del 1976.

Carboni cercò soprattutto un “accordo di gestione” fra le varie correnti delle Acli di quegli anni e di ricostruire i rapporti con la gerarchia ecclesiastica. Il 1973 è l’anno del golpe cileno e in Italia si fa strada l’idea del compromesso storico. Carboni riuscirà nel tentativo di lenta ricomposizione dell’unità aclista. Il Congresso di Firenze dell’aprile 1975 lo confermerà come il presidente“di tutti”.

Sulla figura di Marino Carboni, sul ruolo politico che ha avuto nelle Acli e anche come senatore democristiano nella vita politica italiana, abbiamo a disposizione un buon “profilo” pubblicato da Editoriale Aesse e curato da Federica Volpi.

Nel suo intervento conclusivo al XIII Congresso nazionale di Firenze (10-13 aprile 1975), Marino Carboni afferma:

«Una volta acquisita una certezza non ipotetica sul carattere sociale della nostra organizzazione, il che permette – al termine di un ciclo storico – di far corrispondere l’immagine che le Acli hanno di se stesse con quella che la Chiesa prende in considerazione, si tratta di tirarne alcune conseguenze: se da un lato ne risulta liberata la nostra responsabilità di laici nelle  soluzioni opinabili dei problemi sociali e politici, dall’altro ne risulta ancor più nettamente e limpidamente esigita una coerenza di fondo con il complesso dei principi e degli orientamenti che derivano dal messaggio evangelico e dal magistero della Chiesa. Il che comporta la continua alimentazione di coscienze cristiane adulte con l’intensificazione della formazione, ma anche di una limpida coerenza dei comportamenti (…).

Sentiamo rivolto anche a noi l’invito allo “spirito di servizio” rivolto ai  cristiani impegnati nella vita socio-politica. A nostro modo, cioè secondo la nostra particolare vocazione e caratteristica educativa e sociale, non possiamo sottrarci a questo impegno, a questo richiamo ai valori profondi della nostra ispirazione».

Marino Carboni (1972-1976)
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