Meeting Rimini, Vacchina: “La formazione è politica attiva del lavoro”

 

 

In Italia i tassi di occupazione sono e rimangono bassi: in particolare fra i giovani. Intanto, il mondo del lavoro è profondamente mutato. Non è solo il portato di anni di crisi economico finanziaria. È il risultato di un cambio di paradigma, che fa scomparire mestieri e ne crea di nuovi. Nella fascia reddituale più alta crescono le opportunità di impiego, altrettanto succede nella fascia più bassa, quella di lavori senza qualifica e dei servizi alla persona. La crisi profonda è vissuta, invece, nella fascia intermedia di lavoro che rappresenta il cuore della nostra vita sociale e economica.

 

Di questo si è parlato a al meeting di Rimini, nel corso dell’incontro “Il servizio al lavoro: strumento di transizione per i nuovi lavori”, realizzato in collaborazione con Farmindustria. A descrivere la portata del tema, di fronte a 200 partecipanti, ha pensato l’introduzione del moderatore, Dario Odifreddi, presidente della fondazione torinese Piazza dei Mestieri. «Abbiamo di fronte una sfida che la realtà impone a ognuno di noi. Non dobbiamo essere catastrofisti o consideraci sconfitti. Dobbiamo invece accompagnare le persone dentro il cambiamento e farglielo affrontare con coraggio e nuovi strumenti. Ovvero le politiche attive sul lavoro».

 

Tra i relatori era presente anche Paola Vacchina,  presidente di Forma (Associazione Enti Nazionali di Formazione Professionale), dirigente nazionale delle Acli di cui è responsabile del Dipartimento studi e ricerche. Nel suo intervento Paola Vacchina  ha sottolineato come l’istruzione tecnica superiore sia la grande assente del nostro paese. Solo 10mila giovani la seguono ogni anno, nonostante il 90% di loro trovi un’occupazione stabile al termine del percorso e non riesca, tranne alcune eccezioni, a mettere radici anche nelle regioni del centrosud. “La formazione è la principale e più importante politica attiva del lavoro”, ha affermato Vacchina nel suo intervento, aggiungendo: “Possiamo affermare lo stesso concetto anche dal punto di vista del sistema educativo nazionale: il Paese sarà sempre zoppo se non saprà sviluppare accanto alla “gamba” della scuola (primaria, secondarie e Università) anche la filiera della formazione per la qualifica e il diploma professionale (rilasciati oggi nelle regioni dove esistono dai sistemi di IeFP) e per la certificazione di specializzazione tecnica superiore, di livello terziario ma non accademico, quella rilasciata dai pochi Its oggi esistenti in Italia”

 

Non servono bonus, decontribuzioni fiscali temporanee e iniziative spot. Reddito di cittadinanza, Cig, sussidi di disoccupazione rimangono e sono interventi di welfare. Non risolvono il problema della ricollocazione di chi perde il lavoro, aiutano i giovani a trovarlo o alzano i tassi di occupazione. Per i relatori dell’incontro – con Paola Vacchina erano presenti  Antonio Bonardo direttore Public Affairs di Gi Group, Maurizio Del Conte, presidente di Anpal, Antonio Messina, membro del Comitato di Presidenza di Farmindustria – bisogna quindi attuare politiche attive sul lavoro di lungo periodo, omogene, diffuse su tutto il territorio italiano e raccordarle con percorsi scolastici, formativi e universitari.

 

In chiusura è arrivato, da parte di Maurizio Del Conte, un richiamo alla legge finanziaria in discussione da settembre: «I segnali ci dicono che si punterà di più su politiche dal lavoro attive, rispetto ai tradizionali ammortizzatori sociali. Certo ci saranno resistenze, ma questa è la strada da percorrere di fronte al cambiamento avvenuto nel mondo del lavoro».

 

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