Migranti e housing sociale: soluzioni al problema casa

Dal seminario transnazionale, promosso dalle Acli e svoltosi a Napoli il 31 marzo, alcuni spunti di riflessione sul problema della casa.

“Trovare casa è stato molto difficile. Ora abito, in affitto, al nero, in un quartiere molto pericoloso” (Mhidukulasuriya Viraj)

“Spendo troppo per la casa e non mi bastano i soldi per mantenere mia moglie e i miei figli” (Asanka Edirisinghe)

Queste sono solo alcune delle difficoltà espresse da due stranieri residenti a Napoli sulla questione casa.

Attualmente, per ogni abitante del pianeta sono disponibili circa 2,5 ettari di terra emersa. Possono sembrare tanti, ma se a questi si tolgono la superficie dei laghi, dei fiumi e dei deserti, lo spazio a disposizione per ogni persona si riduce considerevolmente. In altre parole, se “la risorsa per eccellenza della pianificazione urbanistica è il territorio del nostro pianeta” (Bianca Petrella) bisogna considerare che il territorio è una risorsa ormai “finita”.

E’ dunque chiaro che oggi la parola d’ordine è “recupero”: recupero del cemento esistente ma inabitato, recupero dell’enorme divario fra ricchi e poveri, fra coloro che vivono sotto un tetto di cartone e quelli chevivono in case di 400 mq.

Solo in Europa ci sono 11 milioni di case sfitte, di cui circa due milioni in Francia, due in Germania e due in Italia per un totale di sei milioni. Il record delle case vuote spetta però alla Spagna con 3,4 milioni.

In questo paese, a causa di una politica fiscale che ha favorito la compravendita degli immobili piuttosto che l’affitto, l’81% delle case sono di proprietà, l’8% sono in affitto e solo l’1% è di edilizia popolare.

In Spagna, contrariamente alla Francia, non esistono quartieri-ghetto di migranti; anzi, questi ultimi, soprattutto fra il 2003 e il 2008, vista la composizione del mercato immobiliare e gli incentivi fiscali, hanno acquistato una casa di proprietà, accendendo un mutuo. Ma molto presto, con la crisi, si sono visti confiscare la casa dalle banche perché insolventi con i pagamenti: non solo i diretti proprietari, ma anche coloro che hanno funto da garanti. Con il risultato che molte persone si sono trovate senza un tetto sotto cui vivere, mentre le banche sono diventate proprietarie di un numero elevatissimo di immobili, vuoti e/o inutilizzati.

Di fronte a questa tragedia, spagnoli e migranti hanno unito le loro forze costituendo la Pah (Plataforma de afectados por la hipoteca), una rete di organizzazioni della società civile, nota per avere promosso con  un milione e mezzo di firme una legge di ini­zia­tiva popolare che prevede il blocco degli sfratti, l’introduzione della dac­ción en pago (la pos­si­bi­lità di resti­tuire il bene per estinguere il debito: oggi chi perde la casa è anche costretto a pagare il mutuo) e l’introduzione di un certo numero di case sociali.

A latere di questa importante iniziativa, la Pah ha contribuito ad accendere il dibattito pubblico sul problema della casa, scuotendo le istituzioni, in particolare quelle locali. In Andalusia, per esempio, nel 2013, tramite decreto, sono state espropriate le case delle banche vuote da più di sei mesi; in Catalogna, con lo stesso atto normativo è stato stabilito un aumento della tassazione per gli immobili inabitati, mentre in alcuni comuni sono stati multati banche e privati, in possesso di appartamenti sfitti (Miguel Pajeros).

E’ straordinario come le soluzioni per un’emergenza così importante arrivino proprio dal basso. Anche in Germania, infatti, dove i problemi della casa sono gestiti secondo il principio di sussidiarietà verticale, dalle amministrazioni a vario livello, la cittadinanza, si è resa disponibile a dare il proprio contributo. A Tubinga, in un’ottica di sussidiarietà anche orizzontale, i cittadini stanno programmando progetti di housing con l’amministrazione comunale, per dare accoglienza ai profughi e ai richiedenti asilo (Norbert Kreuzkamp)

Ma è sufficiente dare un tetto a ogni persona, garantendo solo quattro mura? No, non basta. La continuità fra spazio abitativo e spazio pubblico, in un’ottica di integrazione in cui lo spazio non sia solo separazione ma anche incontro di persone e culture, è altrettanto importante (Simona Tersigni). Vi è infatti una sostanziale differenza fra abitare e risiedere. Col primo termine ci si riferisce solo all’alloggio, col secondo termine si intende, oltre a quest’ultimo, anche tutti i servizi indispensabili alla vita individuale e sociale del cittadino.

Questo è il solco tracciato dall’Agenda Habitat, firmata da 171 paesi, con l’obiettivo di promuovere la sostenibilità economica, sociale e ambientale delle città, garantendo ai meno abbienti una casa e migliorando la qualità della vita nei contesti urbani. I Paesi che hanno firmato la Dichiarazione si impegnano infatti a sostenere modelli di insediamento umano, tenendo conto della capacità di carico degli ecosistemi naturali e della necessità di preservarli per le future generazioni.

Secondo l’Agenda Habitat le città sostenibili e inclusive sono però anche quelle che garantiscono la partecipazione attiva di tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, età e provenienza, alla vita politica, economica e sociale della città/paese.

In termini operativi, ciò significa riconoscere alle amministrazioni locali un ruolo fondamentale, poiché come enti di prossimità, sono considerate particolarmente atte a leggere i fabbisogni abitativi di autoctoni e migranti.

E’ proprio in questa direzione che sta cercando di lavorare il Comune di Napoli (Roberta Gaeta, assessore al welfare), che in un’ottica di partecipazione e co-progettazione integrata tra istituzioni, società civile e comunità di migranti ha già sottoscritto con la Prefettura un protocollo di contrasto alla tratta. I

n questo quadro il Comune di Napoli è anche impegnato, sempre con la Prefettura, nella costituzione di un Tavolo istituzionale di coordinamento delle grandi città per promuovere lo sviluppo di leggi nazionali capaci di rispondere ai fabbisogni abitativi delle persone residenti nel nostro Paese.

Migranti e housing sociale: soluzioni al problema casa
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR