Migrazioni: questione di prospettiva

E’ quasi sempre una questione di prospettiva. Dipende da dove guardiamo le cose che ci capitano.Da quale angolo visuale osserviamo il fenomeno delle migrazioni? Varrebbe la pena di controllare se – per fotografare la situazione – abbiamo posto la macchina fotografica nella posizione corretta. La teniamo in mano noi e ci stiamo nascondendo dietro l’obiettivo o l’abbiamo posizionata davanti a noi – come si fa quando si usa l’autoscatto – in modo che la fotografia colga noi, chi ci sta accanto e il luogo dove ci troviamo?Papa Benedetto XVI, nel suo messaggio per la Giornata mondiale del migrante che si terrà il 16 gennaio prossimo, ci aiuta nel correggere la prospettiva.

Il punto di partenza è questo: “tutti i popoli costituiscono una sola comunità. Essi hanno una sola origine poiché Dio ha fatto abitare l’intero genere umano su tutta la faccia della terra (cfr At 17,26)”.Questo modo di vedere le cose appartiene da sempre alla fede cristiana, lo ritroviamo nella Scrittura e il Concilio Vaticano II lo ha fortemente ribadito parlando della “destinazione universale dei beni della terra”.  In quest’ottica – dice il Papa – “tutti fanno parte di una sola famiglia, migranti e popolazioni locali che li accolgono, e tutti hanno lo stesso diritto ad usufruire dei beni della terra, la cui destinazione è universale, come insegna la dottrina sociale della Chiesa. Qui trovano fondamento la solidarietà e la condivisione”. E,  citando Giovanni Paolo II, Benedetto XVI ribadisce: “È in questo contesto che va considerato il diritto ad emigrare. La Chiesa lo riconosce ad ogni uomo, nel duplice aspetto di possibilità di uscire dal proprio Paese e possibilità di entrare in un altro alla ricerca di migliori condizioni di vita”.Cosa significa in pratica tutto questo? Che se mi metto dalla prospettiva del “questa porzione di terra è mia e ci sto io; gli altri si arrangino da un’altra parte” il problema non si risolverà mai e sarà sempre fonte di conflitti. Se invece guardo un po’ meglio dove e come sto io e dove e come stanno gli altri, allora mi accorgerò che siamo tutti chiamati ad aiutare quanti sono forzati a spostarsi dalla loro porzione di terra “a trovare un luogo dove vivere in pace e sicurezza, dove lavorare e assumere i diritti e doveri esistenti nel Paese che li accoglie, contribuendo al bene comune”. In sintesi: la terra è di tutti e noi che ci abitiamo sopra apparteniamo ad un’unica famiglia, quella umana; se qualcuno di noi si trova a disagio in qualche parte della terra ha diritto di spostarsi per stare meglio e insieme dobbiamo trovare un accomodamento dignitoso. Difficile? Certamente. Più facile se la foto la facciamo con l’autoscatto.

Migrazioni: questione di prospettiva
close-modal
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR