Milano: Una rinnovata solidarietà per il lavoro

Una rinnovata solidarietà per il lavoro. La chiedono le Acli provinciali di Milano, Monza e Brianza con il documento approvato dal Consiglio provinciale il 28 aprile in occasione della festa del 1° maggio.
Nel documento le Acli milanesi scrivono: ‘Coltiviamo una speranza per il 1° maggio 2010: che nella giornata della loro festa si alzi forte l’indignazione e la protesta dei lavoratori. Protesta contro i tanti attacchi che, nel nostro Paese e nel resto del mondo industrializzato, sta subendo il lavoro, e specificatamente il lavoro dipendente’.

‘Da anni, con un intento quasi esorcizzante – scrive l’associazione – esplicitiamo il nostro timore per i tentativi di maltrattare il lavoro da parte di forze politiche e imprenditoriali che, apparentemente concilianti e comprensivi per la perdita di posti di lavoro e per la diminuzione dei redditi da lavoro, seguono orientamenti, scelte, norme o disegni di legge che risultano ispirati in realtà al puro calcolo di convenienza imprenditoriale’.
‘Ci sono le eccezioni, che la crisi ha messo in luce – sottolineano le Acli – specialmente tra le piccole imprese che non possono o non vogliono perseguire l’alternativa della speculazione finanziaria o che per dignità e responsabilità sociale rifiutano la pura e semplice salvaguardia della proprietà; ma sono rare e quasi sempre mortificate da un sistema creditizio e finanziario tanto prudente e miope nell’elargizione delle risorse quanto disinvolto nella richiesta e nell’uso di stanziamenti pubblici a tutela dei capitali’.
‘Da quasi due decenni – prosegue il documento – nel nostro Paese si è praticata una moderazione salariale senza eguali in Europa e da qualche anno si sono applicate regolamentazioni del mercato del lavoro definite, dai loro stessi ideatori, tra le più flessibili in Europa. Dovevano essere i rimedi all’eccessivo costo del lavoro e all’eccessiva rigidità del mercato del lavoro, imputati di essere la causa di perdita di produttività e competitività del nostro sistema imprenditoriale. Ma, indipendentemente dalla crisi economica globale di questo ultimo anno, il sistema non ha tratto giovamento da quei rimedi, a dimostrazione che le diagnosi erano errate o perlomeno superficiali e parziali. Ora gli effetti devastanti della crisi consentono di mascherare l’inconsistenza di quelle analisi, ma è da attribuire a esse l’aggravamento della situazione di tante famiglie e in particolare la mancanza di stabilità economica e di coesione sociale del Paese.
Gli osservatori più avveduti ammettono che senza stabilità lavorativa non si coltivano le specializzazioni necessarie alla ricerca, all’innovazione, alla qualità e alla diversificazione che qualificano un sistema produttivo di eccellenza. E neanche si tutelano legami sociali forti, come quelli familiari, su cui si fonda la società’.
‘Non riusciamo a compiacerci delle dichiarazioni di politici, imprenditori e altri esponenti della classe dirigente – dicono le Acli – quando elogiano i contratti di solidarietà e benedicono cassa integrazione e ammortizzatori sociali vari, dimentichi che sono forme di mutualità interne al sistema del lavoro dipendente e che sono costate e costano sacrifici e rinunce ai lavoratori che le alimentano. Sono diritti e tutele frutto dell’impegno solidale di generazioni e che vorremmo trasmessi, anche migliorati e potenziati, alle generazioni successive; e invece oggi e sempre più frequentemente vengono additati, anche da esponenti del Governo, come privilegi. Non bastavano bassi salari e precarietà occupazionale, si doveva arrivare ad attaccare lo stesso diritto del lavoro’.
‘Ricorrono in queste settimane i 40 anni dalla approvazione delle Legge 300/1970, lo Statuto dei lavoratori, che ha dato attuazione a molta parte dei valori e dei diritti previsti dalla nostra Costituzione repubblicana in tema di lavoro – ricorda l’associazione milanese – C’è chi, in modo irridente, la giudica norma ormai abbastanza vecchia da poter essere abbandonata. Noi ci opponiamo, e chiediamo invece l’estensione di diritti e tutele anche a coloro che ne sono esclusi, a cominciare da chi sta nella sempre più vasta realtà del lavoro parasubordinato e a termine.
Bisogna opporsi a chi sproloquia sulla sostituzione delle tutele collettive con la contrattazione individuale (evidentemente invogliato dalle iniquità che già si attuano nei rapporti di lavoro precari); e bisogna opporsi a chi presuntuosamente si propone di ‘ammodernare’ la Costituzione abolendo il fondamento sul lavoro della nostra Repubblica.
Ci opponiamo a chi reitera i tentativi di sottrarre i lavoratori precari e i futuri dipendenti alle garanzie del diritto del lavoro e del giudice del lavoro e li sfidiamo a dimostrare che l’art. 18 dello Statuto non risponde a basilari principi di civiltà giuridica proponendosi, come tanti altri istituti del diritto civile, di ripristinare una situazione di regolarità a fronte di abusi o atti illegittimi’.

Milano: Una rinnovata solidarietà per il lavoro
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Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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