Mini Imu: Versamento entro il 24 gennaio

Riguardo a questa mini-Imu che va pagata a gennaio mi restano molti dubbi. Ancora non sono riuscito a capire se devo pagarla oppure no. Potreste darmi cortesemente qualche delucidazione?

Anzitutto è bene chiarire che il Governo ha confermato l’obbligo di versamento della cosiddetta“mini-Imu” entro il 24 gennaio (tramite F24 o bollettino postale). Fra l’altro non è vero – come in molti hanno pensato – che saranno i Comuni ad inviare direttamente a casa un modulo di pagamento con l’imposta già calcolata.

Di conseguenza, per capire quanto si deve pagare, è necessario recarsi al CAF, tenendo presente che la mini imposta chiamerà alla cassa non solo alcuni possessori dell’abitazione principale, ma anche dei seguenti immobili ugualmente esentati dal saldo Imu dello scorso dicembre:

unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari, nonché alloggi assegnati dagli Istituti autonomi per le case popolari (IACP) o dagli enti di edilizia residenziale pubblica aventi le medesime finalità degli IACP;

casa coniugale assegnata all’ex coniuge, a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio;

unica unità immobiliare posseduta, e non concessa in locazione, dal personale in servizio permanente appartenente alle Forze armate e alle Forze di polizia ad ordinamento militare e da quello dipendente delle Forze di polizia ad ordinamento civile, nonché dal personale del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco;

terreni agricoli, anche se non coltivati, posseduti e condotti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali (IAP) iscritti nella previdenza;

fabbricati rurali ad uso strumentale.

Oltretutto, in caso di equiparazione alla prima casa disposta dal Comune, sono stati esentati dal saldo anche gli immobili degli anziani/disabili trasferiti in strutture di ricovero, quelli posseduti dagli italiani residenti all’estero, ed infine – novità del decreto 133/2013 – gli immobili in comodato gratuito a parenti in linea retta entro il primo grado, a condizione che non risultino locati.

Ora, la possibilità di non versare il saldo è stata limitata esclusivamente ai prelievi che non hanno innalzato l’aliquota base disposta dallo Stato, superata la quale scatta appunto la “mini Imu”, che è infatti dovuta in tutti quei Comuni dove le aliquote 2013 relative agli immobili sopra elencati oltrepassano i livelli standard deliberati a suo tempo nel decreto “Salva Italia” di Monti. Se nella maggior parte dei casi si tratta dell’aliquota al 4 per mille su abitazioni principali e immobili assimilati, per quanto riguarda invece i terreni agricoli di coltivatori diretti e imprenditori, l’aliquota cui bisogna rapportarsi è quella del 7,6 per mille. Fanno invece eccezione i fabbricati rurali ad uso strumentale, gli unici, infatti, che hanno la certezza matematica di non essere soggetti a mini Imu, visto che in questo caso la legge nazionale offre ai Comuni soltanto la possibilità di abbassare l’aliquota standard fissata al 2 per mille.

Se quindi un Comune ha deliberato per le prime case (e gli immobili assimilati) un’aliquota al 5 per mille, e per i terreni agricoli un’aliquota al 9 per mille, in questo caso i possessori di prima casa dovranno versare il 40% della differenza fra l’imposta calcolata con aliquota effettiva al 5 per mille e l’imposta fittizia con aliquota standard al 4 per mille; analogamente sui terreni andrà pagato il 40% della differenza fra l’imposta calcolata con aliquota al 9 per mille e l’imposta con aliquota al 7,6 per mille. Ovviamente ai fini del calcolo andrà considerato tutto il periodo di possesso protrattosi nel 2013.

Il sistema di calcolo è quello di sempre: cioè la rivalutazione pari al 5% della rendita catastale di partenza (25% per i terreni), da moltiplicare poi per 160 (110 per i terreni). Infine, sulla base imponibile ottenuta, andranno applicate le aliquote di riferimento. Ipotizzando quindi una prima casa con rendita catastale pari a 700 euro, la rivalutazione del 5% e la successiva moltiplicazione per 160 porteranno a una base imponibile complessiva pari a 117.600 euro. Su questo importo andranno quindi applicate le due aliquote, quella standard e quella reale (ad esempio del 5 per mille), ed infine dalle due imposte andranno detratti almeno 200 euro, più gli eventuali 50 per ogni figlio convivente fino a 26 anni. A questo punto, ottenute le due imposte nette, non resterà che calcolarne la differenza e di quest’ultima andrà calcolato il 40%: questo sarà l’importo da pagare.

L’ultimo passo da compiere sarà il versamento vero e proprio, che non dovrà essere effettuato per importi inferiori ai 12 euro, a meno che il Comune non abbia deciso di modificare la soglia minima. Per chi sceglierà di pagare tramite F24 (telematico o cartaceo) va tenuto presente che andrà barrata la casella “saldo”, mentre nella casella del “codice tributo” andrà indicato il 3912. Ultima informazione utile: nella casella denominata “rateazione/mese rif.” andrà indicato il codice 0101.

Per informazioni: www.caf.acli.it

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