Mistero Pasquale: l’evento più concreto della storia

Vorrei ricordare padre Pio in modo più personale, dopo il lavoro “istituzionale” svolto in questi giorni.Il mio attuale lavoro alle Acli lo devo a Pio. Egli ha voluto che io andassi a lavorare nell’ambito della vita cristiana, quando ancora non esisteva una strutturazione della funzione, come avviene oggi. Lo devo ringraziare per questa sua intuizione che ha perseguito, anche con determinazione, affinché fossi distaccato dal Patronato alle Acli, e dei tanti dirigenti che hanno continuato a darmi fiducia in questo lavoro delicato.

Un giorno mi ha sorpreso, come spesso faceva con quelle sue frasi lapidarie e paradossali, parlando del Mistero Pasquale come «dell’evento più concreto nella storia dell’umanità». La mia sorpresa stava nell’aggettivo «concreto» che mai avrei pensato di accostare al Mistero Pasquale. Eppure Pio aveva ragione: tutta la vita del mondo nasce da quell’evento che racchiude anche tutte le morti del mondo, anche “quella di Dio” che tanto interroga gli uomini di ogni tempo e del nostro in particolare. Dove concreto non voleva solo dire “vero”, ma indicava l’unica cosa reale. Concreto indicava una materialità dell’evento che non permetteva di scansarlo, come pietra inutile, perché diventa subito pietra d’inciampo per chi non si vuole confrontare con cuore sincero con il Mistero Pasquale.

Pio era un uomo che si imponeva con la sua presenza di ascolto, una presenza che ti invitava a parlare e poi a stare zitto, così che anche lui potesse dire la sua, che spesso non diceva, lasciandomi così ad andare avanti, io che sono timido e fatico a prendere parola, sia in pubblico che nel privato.
Pio non commentava quasi mai la parola di Dio, che lasciava ai confratelli e alle persone che riteneva più competenti di lui. Solo una volta l’ho ascoltato commentare il passo della lettera agli Ebrei «pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono» (5,8-9). Non ricordo esattamente la sua riflessione, ma mi rimane nel cuore la sua aderenza a questo aspetto della vita di Gesù, come se anche lui avesse fatto lo stesso cammino di Gesù per acquistare questa sapienza di vita: obbedienza da ciò che ha patito, per diventare causa di salvezza per gli altri. Tuttavia la sua parola, il suo dire, erano imbevuti dell’ascolto della Scrittura che trasformava con sapienza per comunicare ciò che veniva da Dio e che riteneva utile ai propri interlocutori.
Pio si sentiva come un palo piantato nella terra, che indicava la via di Gesù e della conversione a lui. Mentre il mondo gira vorticosamente così da farti perdere la testa, Pio restava fermo, saldamente ancorato a Gesù, per mostrare a chiunque gli girasse attorno dove era il centro del mondo, quel centro che non gira, ma che fa girare tutti quanti in un vortice di amore, invisibile, a volte, eppure quanto di più solido e concreto si possa immaginare.
Certo Pio aveva una sua austerità, eppure stupiva con le sue battute in romanesco, con il suo umorismo che non feriva, ma che aiutava a riflettere, ad aprire vie nuove.
Riprendendo le sue riflessioni negli anni delle Acli, ho notato come fosse stato un vero profeta, e come tale inascoltato, ma che tuttavia continuava ad annunciare il mistero Pasquale e la conversione a Dio.
Negli anni 1985-1986 la riflessione sulla laicità come profezia di Dio sul mondo, mentre la chiesa si apprestava al sinodo sui laici, dibattendo tra Lazzati e mons. Forte; gli incontri di Urbino iniziati nel 1992 sotto il titolo “Convertirsi al Vangelo. Vie nuove per la politica” mentre stava iniziando la stagione di Tangentopoli. Prima ancora la “parola ai piccoli” incarnando uno degli eventi più significativi del Concilio Vaticano II per la vita della chiesa.
Pio non era mai banale nelle sue parole che voleva «comunicare nella fede», fede nel Mistero Pasquale di cui voleva con caparbietà mostrare la pertinenza nella vita quotidiana delle piccole e grandi storie delle persone. Mi colpiva questo partire sempre da Dio, dal suo desiderio di salvezza per l’uomo, dal suo modo di vedere le persone e le situazioni, un angolo di visuale diverso che apriva orizzonti sconfinati per un impegno sociale particolarmente solido, non “liquido” come direbbe oggi Baumann. L’attualità di Pio sta nell’attualità del vangelo, di cui era obbediente interprete.
A margine vorrei ricordare come Pio giocasse con i numeri e le loro relazioni: targhe automobiliste particolari, date di nascita, ecc. Per lui trovare queste relazioni era quasi una pausa dal molto pensare, per godere di ciò che non ha alcun significato, ma che ti raggiunge con la sua gratuità.                                                                 Marco Bonarini

Mistero Pasquale: l’evento più concreto della storia
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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