Napoli: Riconoscere i nomadi come minoranza storico-linguistica

8 settembre 2010 – «Il riconoscimento dei rom, dei sinti e dei camminanti come minoranza storico-linguistica permetterebbe il censimento di queste popolazioni, l’elaborazione di un piano nazionale di intervento e fornirebbe gli strumenti legali di cui ha bisogno chi lavora con i rom per operare senza difficoltà di carattere legale e amministrativo».A sostenerlo è Pasquale Orlando, presidente delle Acli napoletane, che commenta una ricerca dell’Iref, l’Istituto di ricerche educative e formative delle Acli.

La dichiarazione di Orlando arriva il 7 settembre, giornata in cui sia a Roma che a Parigi si è manifestato per difendere i diritti dei rom, contro gli sgomberi e i rimpatri forzati, ma anche per superare la logica dei campi.Orlando fa notare come, «alla piena attribuzione dei diritti civili e anagrafici, deve fare da contraltare la piena assunzione di doveri, da parte dei rom, nei confronti della società. Solo in tal modo si può arrivare ad avere una integrazione che non sia unilaterale ma che sia il prodotto di un’interazione».«In tal senso la ricerca dell’Iref – continua Orlando – porta l’esempio delle auto-costruzioni di Padova, alloggi che sono stati assegnati alle famiglie sinti dietro pagamento del canone d’affitto e delle utenze domestiche. Questi alloggi sono stati costruiti da imprese edili che hanno avuto tra i propri lavoratori alcuni degli stessi affittuari sinti, con capacità professionali idonee supportate anche da un corso di formazione professionale precedente. I salari derivanti dal lavoro effettuato dagli operai zingari sono stati assorbiti dalla ditta che li ha scalati dal costo generale dell’appalto a titolo di contributo. L’importo dei salari non percepito è stato infine defalcato dai canoni d’affitto mensili a titolo di scomputo. Ovviamente, chi non ha partecipato al progetto di auto-costruzione ha pagato per intero il canone».Per il presidente provinciale delle Acli Napoli, «altro punto fondamentale per l’integrazione è l’assistenza sanitaria: l’intervento sanitario non può limitarsi a uno screeening o a una campagna di vaccinazione ma deve comprendere la promozione del diritto alla salute e l’utilizzo dei servizi sanitari di zona. E questo implica che si deve instaurare un rapporto di fiducia tra i rom e il personale sanitario». «Infine – conclude pasquale Orlando  – i campi nomadi che devono essere piccoli e distribuiti in vari punti della città in modo da attenuare il loro impatto sulla popolazione residente. Infatti inserimenti con pochi nuclei familiari se da un lato rispettano la cultura rom della vita in famiglia allargata, al tempo stesso permettono un inserimento più efficace, dato il basso numero delle famiglie rom coinvolte. In questo senso vanno valorizzate le positive esperienze, soprattutto nel campo dell’integrazione scolastica, svolte a Napoli dal Comune supportato da Napoli Sociale spa in collaborazione con diverse associazioni».
 

Napoli: Riconoscere i nomadi come minoranza storico-linguistica
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR