Naufraga un altro barcone: tra diritti e doveri

Ancora una volta un barcone carico di immigrati provenienti dall’Africa si è inabissato al largo delle coste sicule dell’Isola di Lampedusa. Pare, dalle prime testimonianze, che sulla barca ci fossero un centinaio di persone. Di queste 56 sono state tratte in salvo le altre sono disperse. La Guardia Costiera Italiana continua le ricerche e il pattugliamento delle acque territoriali. Uomini e donne sopravvissuti sono stati portati al centro di prima accoglienza di Lampedusa.
Di questi bollettini se ne sono letti a migliaia negli ultimi anni, purtroppo, tanto da richiamare l’attenzione di un regista, Ermanno Olmi, per una produzione cinematografica: “Il villaggio di cartone”.
Le persone che si sottopongono a  massacranti viaggi della speranza sono milioni in tutto il mondo. Tentano di superare confini protetti ma non inaccessibili. Uno di questi confini è lo stretto lembo di mare che collega il Nord Africa all’Italia, precisamente all’Isola di Lampedusa e le coste siciliane.
Un tratto di mare stretto che però presenta insidie atmosferiche e sociali. È teatro delle peggiori morti e raccoglie le paure di molte persone che alla ricerca di una vita dignitosa sperano di superare  le acque del mediterraneo.
Ogni persona che decide di affrontare i rischi di una migrazione clandestina è spinta da ragioni sociali e personali. Alcune create dalla persona stessa con il suo credo e il suo agire nella società, per  esempio la credenza in una religione non ufficiale nello stato in cui si vive, oppure una faida interna tra famiglie. Altre, invece, nate perché il benessere psico-fisico è minacciato dall’instabilità politica e sociale del luogo in cui si vive.
I flussi migratori ci sono sempre stati e continueranno ad esserci. L’evolversi delle società, delle comunicazioni, della tecnologia ha fatto sì che in questi anni, secoli, le politiche adottate in campo nazionale ed internazionale per la tutela dei migranti e dei Paesi coinvolti siano cambiante, si siano evolute e specializzate.  Tutte queste politiche hanno però mantenuto un denominatore comune: la tutela dei diritti di ogni singolo individuo.
L’Europa, ma non solo, sta percorrendo la strada del controllo delle frontiere come prima azione concreta verso l’immigrazione cosiddetta clandestina. Fin dagli anni ’50 fu istituito, infatti, Frontex per la prevenzione, il controllo e il monitoraggio dei movimenti di persone, cose, capitali e servizi. Ciò nonostante i tentativi di sbarchi e attraversamenti di frontiere in modo irregolare continuano ad avvenire grazie anche una un rete criminale di uomini senza scrupoli.
Tornando sul confine europeo e italiano del mediterraneo per la prevenzione sono stati stipulati accordi bilaterali in politica estera tra Italia, Libia, Tunisia, Marocco, Egitto.
In questi accordi bilaterali a cui tutti si appellano non si è tenuto conto di due fattori importanti: il primo è quello relativo alla politica estera italiana riguardo ai respingimenti. Infatti i respingimenti in frontiera sono una violazione del Trattato Schengen e delle garanzie costituzionali previste in favore dei migranti irregolari. Il secondo riguarda la non adesione di paesi come Libia o il non rispetto della sottoscrizione come in Tunisia e Marocco della Convenzione di Ginevra del 1951 sulla protezione dei rifugiati.
Lo scenario che si prospetta è quindi quello della ricerca di esternalizzazione del problema della gestione delle frontiere in concomitanza con politiche interne, si auspica lungimiranti e sensibili ai problemi, alla ricerca di soluzioni che permettano di accogliere e inserire nel proprio contesto politico e sociale persone provenienti da altri luoghi, culture e, in alcuni casi, credo religiosi diversi.

Naufraga un altro barcone: tra diritti e doveri
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR