Nel cuore dell’Italia

Il servizio civile volontario istituito dalla legge 64/2001 rappresenta una delle poche strategie di politica giovanile offerta dalla nostra Repubblica a giovani donne e a giovani uomini di età compresa tra i 18 e i 28 anni. Un’esperienza di cittadinanza attiva non irrilevante che, se ben accompagnata e tutelata, può segnare le storie e le vite di quelle persone che scelgono di dedicare un tratto del proprio cammino alla difesa non armata e non violenta della patria, come recita l’articolo 1 della legge medesima.
Tra i diversi motivi dichiarati che inducono i giovani a dedicare un anno della propria vita al servizio civile ritroviamo la volontà di impegnarsi nella comunità, l’esigenza di dare concretezza ad un percorso di cittadinanza in un’ottica formativa, l’impegno per la pace, la ricerca di una collocazione occupazionale: sono tutte chiavi di lettura, spesso compresenti, che ci interrogano sul come appassionare al nostro patrimonio associativo, valoriale, di impegno civile e sociale le giovani generazioni che trascorrono un anno della propria vita nel sistema aclista.
Si tratta di un cammino ambizioso che ci invita a una maggiore responsabilità nell’assunzione di una triplice sfida: culturale, organizzativa e politica.

Culturale, innanzitutto, a partire dal fatto che il servizio civile affonda le sue radici in una storia nobile: un percorso lungo e accidentato che ha attraversato le istituzioni e la società in modo profondo. Si è trattato di una storia di idee e persone che hanno fatto della non violenza, dell’anti-militarismo, della rivendicazione del loro diritto a non prendere le armi, bussole di riferimento. Si è trattato di un processo culturale che, sotto la spinta delle diverse anime del movimento per l’obiezione di coscienza, ha messo in moto una revisione profonda del concetto di “patria”, una riconfigurazione in cui la condivisione di valori comuni e fondanti l’ordinamento democratico ha preso il posto di una visione territoriale dello Stato.
È dunque necessario un maggiore impegno perché anche alla luce del dibattito in atto sulla riforma della legge istitutiva del servizio civile, non si disperdano sia quel patrimonio di pensiero storico sia quell’esperienza maturata dalle Acli e da tutte le realtà del Terzo settore, in Italia come all’estero, che in questi dieci anni hanno contribuito a qualificare ed arricchire di significato e di proposta l’esperienza dei tanti ragazzi e ragazze che le hanno scelte.
Il servizio civile deve connotarsi sempre più e sempre meglio come impegno per la pace e la giustizia sociale, come opportunità educativa e di cittadinanza attiva che, in un rapporto fecondo tra motivazioni, saperi ed esperienze, contribuisce alla crescita di persone responsabili e appassionate ai destini delle proprie comunità.
Il territorio, le realtà locali costituiscono gli ambiti cruciali dove si concretizzano i progetti di impegno volontario, ma ciò non significa che il servizio civile debba automaticamente costituire un terreno di scontro nel cammino di riforma federalista dello Stato. Si tratta indubbiamente di ridefinire sia le responsabilità di Regioni, Province e Comuni sia il rapporto con gli Enti, evitando però la frammentazione delle esperienze ed individuando modalità organizzative efficaci di governance condivisa.
Pensando al futuro del servizio civile è inevitabile fare memoria del contributo che tale opportunità ha offerto al nostro movimento. Senza retorica alcuna, dobbiamo riconoscere che la rigenerazione della vita associativa passa anche da questa esperienza, che non pochi dirigenti aclisti hanno iniziato il loro cammino proprio all’interno di questa palestra d’impegno, che il dialogo e lo scambio tra generazioni fanno crescere le persone e le organizzazioni con un pensiero più articolato e complesso, e dunque volto al futuro.
In quest’impresa il ruolo educativo degli adulti è cruciale e l’operatore locale di progetto (Olp) diventa un punto di riferimento e un testimone credibile se è capace di costruire spazi di relazione e confronto che consentano al giovane di sentirsi accolto e protagonista, di comprendere il significato del proprio ruolo, di acquisire strumenti e professionalità spendibili anche al termine del progetto di servizio civile.
Attraverso il dialogo costante, la formazione specifica, le relazioni, i momenti di verifica e confronto, l’impegno dell’Olp permette al progetto di servizio civile di ogni ragazzo di compiere un salto di qualità e di essere valorizzato sia in termini di crescita personale che di impegno associativo.
In questo senso, l’investimento su una rete di Olp e di Rlea (responsabili locali di ente accreditato) motivati, disponibili e competenti, può consentire alle Acli di assumere tale sfida organizzativa per dare ulteriore visibilità e valore al servizio civile come qualificato laboratorio educativo, volto a promuovere solidarietà e giustizia sociale e a favorire un impegno volontario che, in spirito di prossimità e gratuità, si propone di rendere la nostra società più abitabile e più accogliente per tutti, a partire da chi ha meno voce.
Il servizio civile è un istituto della Repubblica italiana i cui destinatari sono i giovani: al primo posto, dunque, va offerta una proposta educativa seria e qualificata, di cittadinanza e di protagonismo, in cui i valori della pace, della solidarietà, del “mettersi a servizio degli altri” in un’ottica gratuita e volontaria, costituiscono gli antidoti a una cultura che fa dell’individualismo, della mercificazione, del proprio tornaconto le sue bussole di riferimento.
In tal senso serve vigilanza al fine di evitare il rischio di snaturare la proposta, di ridurla a stampella di un welfare in difficoltà a garantire la risposta a bisogni sociali sempre più complessi, o peggio ancora, a dimensione lavorativa mascherata.
Nell’ambito del quadro futuro che potrà vedere mutamenti di scenario resta il nostro impegno per un servizio civile che mantenga unitarietà di riferimento valoriale e culturale, solidità educativa e progettuale, serietà nella verifica, nel monitoraggio, nel controllo e nella valutazione. In virtù del principio di sussidiarietà che vede gli Enti locali più vicini alle esigenze e ai bisogni dei cittadini, è chiaro che andranno rideclinati compiti e ruoli dei diversi attori, evitando però sia derive localistiche che irrigidimenti burocratici.
L’esperienza del servizio civile che molti Paesi europei ci invidiano, deve rimanere un asse strategico grazie al contributo di tutti, delle Istituzioni, delle forze politiche e degli Enti che in questi dieci anni l’hanno fatto crescere in significato e progettualità, investendo passione, impegno e risorse.
*Vittoria Boni è la responsabile del dipartimento Welfare e dell’area Servizio civile delle Acli(da Azione sociale 3/2011) 
 
 

Nel cuore dell’Italia
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Fonte UNHCR
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