Nell’amore di Gesù

Nell’amore di Gesù si compie la rivelazione del Mistero Pasquale.

Domenica scorsa abbiamo ascoltato l’annuncio della venuta del regno di Dio e l’invito di Gesù alla conversione e  a dare credito alla buona novella della vicinanza di Dio.

Oggi la liturgia presenta l’episodio della trasfigurazione in cui ci viene mostrato, come ai tre discepoli, chi è Gesù, quale la sua missione e il nostro impegnativo compito di ascoltarlo.

Gesù compie una scelta all’interno dei dodici. Pietro, Giacomo e Giovanni sono quelli con cui ha più confidenza? A loro riserva una rivelazione particolare come quella dei Getsemani (Mc 14,33-34)? Sono quelli capaci di mantenere un segreto? Marco non dice nulla a questo proposito, ma sicuramente per i tre apostoli deve essere stata un’esperienza significativa, tanto da lasciare trapelare nella tradizione orale, poi messa per iscritto, la loro paura e la loro ignoranza sulla resurrezione dai morti.

I tre sono testimoni della trasfigurazione di Gesù, descritta come un evento di luce, che permette una vista migliore senza diventare accecante. L’esperienza è narrata attraverso simboli che vanno decodificati.

Mosè ed Elia sono considerati i due profeti più grandi.

Mosè ha annunciato (Dt 18,15) un profeta simile a lui, che dovrà essere ascoltato dal popolo come fosse lui stesso. Mosè aveva stretto l’alleanza con il Signore e proclamato la legge, riassunta sinteticamente nel decalogo, che guida l’agire del popolo e del singolo sulla via della vita e del compimento del desiderio di vita buona che abita il cuore degli uomini.

Elia (1Re 17,1-2Re 2,18) è il profeta fedele all’unico Signore; egli coglie la presenza di Dio nella voce di brezza leggera, più che nei grandi eventi che sbalordiscono. Inoltre Elia è profeta che annuncia la giustizia di Dio contro chi commette ingiustizia.

Il parlare di Mosè ed Elia con Gesù è segno della comunione spirituale tra di loro, essi si confidano le loro esperienze sul modo di agire di Dio nella storia. Gesù ascolta Mosè ed Elia nelle Scritture d’Israele e, rileggendo le loro storie, acquista una maggiore comprensione del mistero pasquale – la sua passione, morte e resurrezione – che lo attende a Gerusalemme. Il mistero pasquale è realizzazione della nuova alleanza (Mc 14,24: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti»), centro attorno al quale ruota tutta la storia dell’umanità.

Pietro, ascoltando questi discorsi vuole fermarsi in contemplazione di ciò vede e sente e vuole far sentire a proprio agio i tre uomini mettendo a loro disposizione delle tende, segno della vita pellegrina di ciascuno di loro: Mosè che compie il cammino verso la terra promessa, Elia che va all’ Oreb, il monte di Dio, e poi torna a Gerusalemme e scompare alla vista rapito in cielo, Gesù che si dirige con decisione verso Gerusalemme. Ma questo desiderio è contraddittorio con il cammino verso Gerusalemme, infatti non ci si può fermare a causa della paura, ma si deve continuare ad andare, anche se tutto non è ancora ben chiaro e sembra andare nella direzione opposta a quanto si desidera e si ritiene giusto (Mc 8,32-33: «Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma Gesù, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini»).

La voce dal cielo è quella del Padre, come avvenne già al battesimo nel Giordano (Mc 1,11). Questa volta, tuttavia, non è rivolta a Gesù per confermarlo nel suo essere figlio amato, bensì ai discepoli, perché ascoltino la voce dell’amato: è un riferimento velato al racconto simbolico del Cantico dei cantici, metafora del rapporto tra Dio e il suo popolo.

Rimasti con Gesù, solo, i discepoli ascoltano la sua parola che li invita a raccontare ciò che hanno visto solo dopo la sua resurrezione dai morti. A quel tempo la resurrezione dei morti era oggetto di disputa tra i farisei e i sadducei, disputa che ha visto anche il coinvolgimento di Gesù (Mc 12,18-27), che ne ha sostenuto la realtà («Non è un dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore»).

Per comprendere questa realtà occorre tuttavia farne esperienza, per questo i tre discepoli non possono parlarne fino a quando il Vivente non si presenterà a loro mostrando i segni della passione.

 

1 marzo 2015 – II Domenica di Quaresima – Anno B

Marco 9,2-10

In quel tempo, 2 Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.

Fu trasfigurato davanti a loro 3 e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. 4 E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. 5 Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». 6 Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. 7 Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». 8 E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.

9 Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. 10 Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

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Nell’amore di Gesù
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR