Nell’amore di Gesù

La liturgia ci presenta la sollecitudine di Gesù e del Padre che cercano gli uomini per offrire loro la vita.

Il contesto della parabola degli operai mandati a lavorare nella vigna a tutte le ore (Mt 20,1-16) ci aiuta a comprenderla meglio. Essa segue alla domanda interessata di Pietro a Gesù su che cosa ci guadagnano a seguirlo: «Ecco noi  abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?» (19,27). E Gesù risponde che saranno associati a lui nella gloria e riceveranno in terra cento volte ciò che hanno lasciato e la vita eterna, aggiungendo – in modo enigmatico-sapienziale – un detto: «Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi» (19,30).

Per spiegare questo detto Gesù narra una parabola in cui paragona il regno dei cieli a un padrone di casa che, mandati a lavorare nella vigna degli operai a varie ore del giorno, paga tutti allo stesso modo, suscitando l’invidia dei primi i quali, pur essendo stati pagati per quello che avevano pattuito, non sono contenti che anche gli ultimi ricevano lo stesso salario.

Questa parabola ci sconcerta sempre. Dove va a finire la giustizia di Dio? E i meriti e la fatica dei primi non vanno ripagati di più da parte di Dio? Se chiaramente la parabola non ha come oggetto il contratto lavorativo, ma il regno dei cieli, tuttavia essa ci può rivelare qualcosa anche riguardo ai contratti di lavoro.

Procediamo con ordine. Nella parabola emerge come punto centrale la mormorazione dei primi: «Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo».

Il denaro che il padrone dà a ciascuno, era la paga giornaliera: essa permetteva a ciascuno di poter vivere, in quanto era sufficiente per poter comprare da mangiare e forse avanzava ancora qualcosa per il futuro. Così il padrone dà a ciascuno la vita piena, non tenendo conto della proporzionalità rispetto delle ore lavorate, ma della proporzionalità delle necessità di ciascuno, ben più importante della precedente.

La bontà di Dio, che gli viene invidiata, è gratuità della pienezza del dono della vita. Perché invidiamo la bontà di Dio? Perché pensiamo di non essere capaci di una bontà simile e perché pensiamo che se Dio ama gli altri non può amare anche noi con la stessa intensità e pienezza.

Al contrario è proprio Dio, con il suo agire così nei nostri confronti, che ci invita a fare altrettanto, perché ha fiducia che anche noi possiamo essere buoni come lui. E Gesù, che pronuncia questa parabola per Pietro e per tutti coloro che come lui si sentono impegnati ad annunciare il vangelo, li invita a fidarsi della lieta notizia che annunciano: il regno di Dio è vicino, convertitevi all’amore di Dio che dona la vita a chiunque la voglia accogliere con cuore sincero e puro.

Dio realizza così la sua giustizia (cfr. 20,4: «Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò»), perché è capace di essere buono con tutti e non fa venire meno a ciascuno ciò di cui ha bisogno, cioè la vita nella sua pienezza.

 

21 settembre 2014 – XXV Domenica tempo ordinario – Anno A

Matteo 20,1-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

1«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2 Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. 3 Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, 4 e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. 5 Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. 6 Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. 7 Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.

8 Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. 9 Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10 Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. 11 Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone 12 dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.

13 Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? 14 Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: 15 non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. 16 Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

 

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Nell’amore di Gesù
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