Nell’amore di Gesù siamo salvati

In questa liturgia si fa memoria dell’esposizione davanti al popolo di Gerusalemme della croce, ritrovata da sant’Elena il 14 settembre del 335 d.C. Il giorno precedente, il 13 settembre, erano state inaugurate due basiliche, una sul Golgota e una sul sepolcro di Gesù, fatte costruire dall’imperatore Costantino, figlio di sant’Elena. La festa si diffuse prima in Oriente e poi in Occidente a partire dal settimo secolo.

La liturgia propone di meditare non tanto sullo strumento di tortura usato dai romani per mettere a morte coloro che si opponevano alle loro leggi, quanto sul mistero di salvezza che scaturisce da Gesù crocifisso.

Il testo di Giovanni, che la liturgia ci propone, rimanda a un episodio nel deserto durante il cammino di Israele verso la terra promessa (Num 21,4-9, prima lettura).

Il popolo è stanco del cammino nel deserto, in particolare si lamenta della manna, cibo leggero che viene a nausea. Dio manda serpenti velenosi che mordono le persone e le uccidono. Il popolo riconosce il proprio peccato, che consiste nel non aver fiducia in Dio e nel suo dono – la manna – che dà la vita in mancanza di pane e acqua. Mosè si rivolge a Dio che gli dice di fare un serpente e metterlo sopra un’asta. Chi, dopo essere stato morso da un serpente, guarderà al serpente sull’asta, avrà salva la vita.

Giovanni, presenta Gesù come colui che è sceso dal cielo e che risalirà al cielo dopo aver operato la salvezza del mondo. Gesù, innalzato sulla croce come il serpente sull’asta del deserto, diventa così fonte di vita per coloro che credono in lui. Infatti chi crede in Gesù crede a colui che è rimasto in comunione con l’autore della vita, il Signore creatore del cielo e della terra.

Giovanni inoltre specifica ulteriormente il significato della discesa di Gesù nella storia degli uomini. Egli non è venuto per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo suo. La funzione del giudizio è riservata ai tempi del compimento della storia, quando tutto sarà svelato e valutato secondo il criterio dell’amore, cioè della cura della vita altrui e propria, a immagine e somiglianza di quello che fa Dio per ogni uomo.

La croce, da strumento di supplizio e condanna, diventa strumento di salvezza. Chi guarderà al trafitto e risorto, guarda a come Dio si prende cura della vita di coloro che credono in lui, e avendo fede in Dio ha fiducia che la sua vita non verrà meno, come accade ai capelli del suo capo (cfr. Mt 10,30; Lc 21,18).

 

14 settembre 2014 – Festa dell’esaltazione della santa Croce

Giovanni 3,13-17

In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: 13 «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. 14  E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, 15 perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

16 Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.

17 Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

 

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Nell’amore di Gesù siamo salvati
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
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