Nella gioia accogliamo Gesù

Nel cammino di conversione e di accoglienza del tempo di Avvento, la terza domenica è caratterizzata dalla gioia per l’imminente nascita di Gesù.

Il testimone conosce ciò che deve annunciare, pur non essendo lui al centro del messaggio. E’ una funzione umile che richiede però fermezza e verità. Infatti il testimone non può che dire la verità e deve difenderla anche a costo della vita, come ha fatto Giovanni Battista, morto per mano di Erode.

L’evangelista Giovanni ci racconta di questa fondamentale testimonianza.

Il Battista sta compiendo un gesto carico di significato per gli ebrei: egli chiama a conversione il popolo con un gesto inequivocabile: il battesimo nel Giordano. I capi del popolo si interrogano su quanto sta avvenendo. Giovanni è sicuramente un profeta, ma è anche il Messia che tutti attendevano per essere liberati dall’occupazione romana e ritrovare quindi la libertà?

Giovanni Battista non ha difficoltà a dire che non è lui il Cristo, rispondendo così alla domanda implicita degli inviati. Alla successiva domanda più precisa: Sei tu Elia, il profeta? Egli risponde ancora negativamente. Sconcertati i sacerdoti e i leviti chiedono una risposta da poter riportare ai loro capi. Sono qui disponibili ad accogliere una verità diversa da quella che si aspettavano.

Giovanni Battista attesta dunque di sé che egli è una voce che grida nel deserto, sia reale, che simbolico. Reale perché si era ritirato in zone desertico, simbolico perché c’è un deserto di vita in Israele, un peccato diffuso, come al tempo dell’esilio a Babilonia, che richiede una conversione: «Rendete diritta la via del Signore».

A questo punto del dialogo c’è un problema che riguarda l’autorità con cui Giovanni battezza. Il richiamo a un battesimo di conversione, infatti, era considerato possibile solo al Cristo, a Elia o al profeta. Giovanni  riconosce che lui battezza solo con acqua, ma sa – per rivelazione dello Spirito – che c’è uno che verrà dopo di lui, di cui lui annuncia la venuta, che è più degno di lui.

I vangeli sinottici ci dicono che Gesù battezzerà in Spirito santo e che è più forte di Giovanni. L’evangelista Giovanni è più sobrio a questo riguardo, tuttavia il richiamo al slegare il laccio del sandalo, ci fa comprendere la superiorità di Gesù rispetto al Battista e il suo maggiore potere.

Siamo in Avvento, tempo di attesa e di conversione per preparare il nostro cuore ad accogliere il Signore che viene.

 

14 dicembre 2014 – III Domenica di Avvento – Anno B

Giovanni 1,6-8.19-28

6 Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. 7 Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. 8 Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.

19 Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». 20 Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». 21  Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. 22 Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». 23 Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto. Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia».

24 Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. 25 Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». 26 Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, 27 colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».

28 Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

 

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