No al referendum sulla fecondazione assistita

Le Acli dicono no al referendum sulla fecondazione assistita. Nel pomeriggio della seconda giornata del convegno di Orvieto, dedicato alla riflessione sul ruolo delle donne nella società e nella politica, le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani intervengono nel dibattito intorno alla recente legge sulla procreazione. «Il referendum – spiega il presidente delle Acli Luigi Bobba – non può essere lo strumento adatto per affrontare una questione così complessa e delicata. Tanto meno può esserlo, in particolare, il referendum abrogativo totale promosso dai radicali, cui sottostà una concezione di radicalismo etico che non possiamo accettare: quella per cui, nella vita e nella sfera riproduttiva e sociale, l’unico principio regolatore sembra essere l’autodeterminazione individuale, con una totale cecità su ogni altro interesse in gioco e con la conseguenza che ogni desiderio dotato di un minimo di diffusione sociale viene automaticamente qualificato come un diritto». «Non abbiamo bisogno – aggiunge Bobba – del ritorno a contrapposizioni radicali, magari tra laici e cattolici. Non sarebbe una buona avventura per il Paese. Diamo il tempo alla legge di essere applicata, per verificarne la validità e l’efficacia. E poi sappiano le forze politiche tentare una qualche soluzione che eviti la divaricazione, tenendo comunque fermi due principi: la tutela del terzo debole, ovvero l’embrione, e il diritto a conoscere la propria identità personale, quindi il no alla fecondazione eterologa».

No al referendum sulla fecondazione assistita
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Fonte UNHCR
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Fonte UNHCR