Noi cattolici, al servizio del Paese

Il 14 dicembre dello scorso anno le Acli, uniche tra tutte le associazioni cattoliche, chiesero le dimissioni del presidente Berlusconi, che proprio quel giorno aveva incassato un voto di fiducia con soli tre voti di scarto. “Nessun governo può affrontare le questioni urgenti del Paese con una sfiducia così forte da parte dei cittadini” ebbi a dire allora, purtroppo finendo per essere buon profeta. Il governo Berlusconi è durato ancora quasi un anno, con continui ricorsi alla fiducia e altrettanto continuo calo di consensi ma, soprattutto, con drammatici risultati in termini di governo del Paese e di riforme. Ora che la svolta c’è stata e Berlusconi ha dovuto lasciare palazzo Chigi, gli scenari che si aprono sono molteplici e interessanti, sia pur non privi di grandi rischi.

Il tempo perso lo pagheremo, ne sono certo, ed anzi lo stiamo già ora pagando a caro prezzo. Bisogna innanzitutto essere riconoscenti con chi ha guidato con saggezza e prudenza questo passaggio strategico, il nostro presidente Giorgio Napolitano, capace di mantenere alto il nome dell’Italia nel contesto internazionale ed insieme di garantire la fiducia nella suprema istituzione del nostro Paese. Il governo Monti, nato in un clima irreale rispetto alla storia patria, presenta una forte discontinuità rispetto al passato. Non solo per la sua composizione, del tutto tecnica e di altissimo prestigio, ma anche per la sobrietà del suo leader, che ha subito chiarito di voler operare per la “pacificazione della politica” e non per la sua surroga. Un governo che si trova già ora in mezzo alla tempesta, costretto a prendere provvedimenti impopolari senza avere neppure il tempo di studiarne fino in fondo le conseguenze, ma che ha al contempo la possibilità di segnare una cesura, di chiudere un’epoca per aprirne un’altra. Si presenta, finalmente, la possibilità concreta di chiudere quella lunga e logorante transizione politica che abbiamo, forse impropriamente, chiamato Seconda Repubblica. Il bipolarismo cattivo, fatto di scontri personalistici, la contrapposizione ideologica di uomini figli di ideologie non più esistenti, il continuo sfregio alle istituzioni e all’ethos comune. Si apre uno spiraglio, ci viene data una chance. Nulla di più, però. Starà al Paese, non più solo al suo governo, dar segnali chiari di volontà di riappropriarsi del proprio destino. Un primo elemento, lo dobbiamo dire con un certo orgoglio, si è potuto scorgere a Todi e in quanto questo evento promosso dal Forum dei cattolici nel mondo del lavoro ha rappresentato. Non è stata né una rimpatriata di vecchi democristiani, come qualcuno sperava, né una riunione di congiurati, ma un convergere, forse ancor troppo spontaneo e poco strutturato, di uomini ed organizzazioni desiderosi di mettersi al servizio di un progetto nuovo, di rigenerazione politica. Molti vi hanno scorto un’anticipazione di quello che di lì a poco sarebbe nato, di quel governo Monti in cui ben tre relatori del nostro convegno fanno ora parte, ma è una forzatura. Di vero c’è la tensione ideale e lo slancio verso una nuova progettualità, comuni al tentativo politico in corso, nonché la disponibilità dei cattolici a giocare un ruolo da protagonisti in questa rinnovata fase politica. Papa Benedetto ha parlato chiaro a Lamezia Terme il 9 ottobre scorso, una settimana prima di Todi: dobbiamo far scaturire «una nuova generazione di uomini e donne capaci di promuovere non tanto interessi di parte, ma il bene comune». Quindi non si tratta di costruire un partito di cattolici per i cattolici e neppure di mettere le basi per una santa alleanza sui nostri interessi di parte, per quanto legittimi possano essere. Fondamentale è mettersi al servizio del Paese, con dedizione e senza alcuna ingenuità. A noi cattolici è chiesto di affrontare l’arduo compito di riattivare la partecipazione politica che, come una recente ricerca realizzata da Ipsos per la nostra Fondazione Achille Grandi ha dimostrato, conosce in questo momento la più bassa attestazione proprio tra i cattolici praticanti. Il Forum dei cattolici nel mondo del lavoro si è mostrato uno strumento prezioso, per quanto ancora assai debole, così come utili possono rivelarsi altre aggregazioni come Retinopera e il Forum delle Famiglie. Più di tutto, però, conta ora manifestare capacità di riportare pensiero politico nei nostri luoghi associativi, mostrare proposte, lanciare campagne, avviare confronti a livello locale come a livello nazionale. Dobbiamo stare sul pezzo e far comprendere che abbiamo passione, idee, voglia di esserci. Lanceremo presto alcune iniziative per dare continuità ai processi avviati ed una l’abbiamo già messa in cantiere: la campagna “L’Italia sono anch’io”, che si pone nel bel mezzo di una fertile stagione di impegno sui diritti di cittadinanza dei migranti, cui molte province stanno dando sostegno con sforzi encomiabili. In particolare, ci stiamo attivando insieme con il Forum per iniziative pressanti sul tema della legge elettorale, per restituire ai cittadini la libertà di scegliere i propri rappresentanti. Non bastano, però, questi segnali. Il mondo cattolico deve porre con forza il tema delle regole da cambiare. La Seconda Repubblica è fallita perché non è mai iniziata: le riforme istituzionali si sono arenate, la moralizzazione è franata, la partitocrazia è cresciuta, col paradosso che i partiti non c’erano quasi più… Citare P3 e P4, Tarantini, Sesto San Giovanni, Enav e Finmeccanica è sufficiente per dirci che se la Prima Repubblica era morta seppellita dalle tangenti la Seconda non è stata da meno: senza legalità e trasparenza non si esce dall’antipolitica e non si può dar spazio ad una nuova generazione. Chiedere nuovi governi e nuovi uomini senza nuove regole ci condanna ad una nuova sconfitta, ad un nuovo periodo di fallimenti. Non lasciamo la questione morale ai dipietristi o ai grillini, interessati a tesaurizzare la protesta più che a trovare soluzioni. In tempi di crisi ancor più è necessario dare un segnale al Paese e far funzionare ogni cosa a dovere. Tagliare il welfare e le pensioni sarebbe un delitto se nel frattempo non si rigenerasse la macchina pubblica rendendola più efficiente ed insieme più trasparente e democratica.
(da Azione sociale 4/2011)

Noi cattolici, al servizio del Paese
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