Nuove modalità di previsione dei risultati elettorali

Nel numero 2/2013 della rivista Comunicazione Politica appare un interessante articolo di Simona Ballabio che presenta due delle principali modalità predittive dei risultati di voto, alternative rispetto a quella classica fondata sull’uso dei sondaggi pre-elettorali: i macro-modelli statistici e i cosiddetti mercati predittivi.

Mentre il metodo che si basa sui sondaggi vanta una lunga e multinazionale tradizione, questi ultimi si sono imposti solo negli ultimi decenni e sono caratterizzati da una diffusione territoriale piuttosto limitata, possedendo una matrice per lo più statunitense.

I macro-modelli statistici, diversamente dai sondaggi, adottano una prospettiva macro e pongono l’accento prevalentemente su ciò che cambia tra un’elezione e l’altra e sulle ragioni per le quali ciò avviene. Da questo punto di vista l’obiettivo che si pongono è quello di modellare, a fini predittivi, i cambiamenti che intercorrono tra le diverse elezioni e non le stabilità di voto. Dal punto di vista, invece, della teoria del comportamento elettorale, l’idea di elettore che sta alla base di questo modello è quella di un cittadino né totalmente razionale, né in balia delle performance dei candidati nel corso della campagna elettorale; un elettore che è in grado di valutare la capacità del governo sulla base dei suoi risultati. In base a ciò i macro-modelli statistici riescono a predire i risultati elettorali con una maggiore attendibilità rispetto ai sondaggi, che pervengono a delle stime accurate solo alla vigilia delle elezioni, manifestando inattendibilità e volatilità nel corso della campagna elettorale, a cui attribuiscono una significativa importanza (in caso contrario avrebbe scarso senso il monitoraggio dell’andamento delle preferenze dell’elettorato per tutta la durata della campagna, tutto il contrario dei  macro-modelli che elaborano le loro previsioni prima della fine della campagna elettorale).

I mercati predittivi si pongono, come i sondaggi, su di un livello micro, nel senso che aggregano opinioni rilevate a livello individuale, ma poggiano su altri presupposti teorici.

I mercati predittivi sono, sostanzialmente, una sorta di borsa virtuale, nella quale è possibile scommettere sugli esiti elettorali.

Facciamo l’esempio concreto delle elezioni presidenziali USA, delle quali si vuole prevedere l’esito. In corrispondenza di questo evento si apre un mercato, nel quale possono essere scambiati un certo numero di titoli, il cui valore finale è definito dal reale risultato dell’evento. Nel mercato che prendiamo ad esempio i titoli sono due:

a)      1$ se il partito democratico ottiene la maggioranza del voto popolare, 0$ se non la ottiene;

b)      1$ se il partito repubblicano ottiene la maggioranza del voto popolare, 0$ se non la ottiene.

I titoli entrano in circolo quando gli investitori acquistano i portafogli iniziali al prezzo unitario di 1$. Questi portafogli sono composti da uno ciascuno dei due titoli presenti sul mercato, quindi un titolo associato alla vittoria del partito democratico e uno associato alla vittoria del partito repubblicano. Quindi iniziano le transazioni tra i venditori. Secondo questa tecnica il prezzo di vendita rappresenta l’aspettativa di verificarsi dell’evento. Più è probabile un evento, più il prezzo sarà alto e si avvicinerà al valore massimo, cioè ad 1$. Quindi se credo che vincerà il partito democratico cercherò di comprare i titoli di tipo “a” e potrò acquistarli pagandoli una cifra che può avvicinarsi di molto a 1$, vale a dire la cifra che otterrò se l’evento si verifica. In questo caso il mio rendimento sarà basso, ma sarà comunque un rendimento.E’ in questo senso che il prezzo di transazione rappresenterà la sintesi delle intenzioni individuali. Nell’esempio riportato l’ultima quotazione del titolo a, associato alla vittoria di Obama, è stata pari al valore 0,953: gli investitori davano praticamente per certa la vittoria del candidato democratico, che poi puntualmente si è verificata.

Concludendo, alla stregua della tecnica fondata sui sondaggi pre-elettorali, sia i macro-modelli, sia i mercati predittivi, si dimostrano tecniche teoricamente fondate ed empiricamente accurate. Considerato che, all’attuale stato di conoscenza, non sembra emergere una supremazia di un metodo sull’altro, è auspicabile che anche questi strumenti si diffondano anche in Italia, al fine di migliorare le capacità di predire gli esiti di voto delle elezioni del nostro Paese.

Dal numero 56 di Segn@libro, la newsletter della Biblioteca/Archivio storico delle Acli

Nuove modalità di previsione dei risultati elettorali
close-modal
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR