Oltre i tabù

Si è aperto il negoziato tra governo e parti sociali per la riforma del mercato del lavoro. Non sarà facile trovare una soluzione condivisa e fare nel contempo un provvedimento incisivo e coraggioso. Anche perchè aleggia il tabù dell’art. 18, irrisolta questione in quel pezzo di cultura politica e sindacale prigioniera della convinzione che ci siano ancora oggi argomenti indiscutibili, quando invece lavoro, impresa ed economia mondiali sono totalmente cambiati da quel lontanissimo 1970. Di fronte ad un tabù sarebbe del tutto errato contrapporre altri tabù. Tanto vale procedere un passo per volta. L’apprendistato può certamente essere una chiave di volta per risolvere numerose questioni:
favorire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro;
ridurre drasticamente il ricorso al lavoro atipico, piaga sociale della condizione giovanile;
favorire il reingresso al lavoro dei lavoratori in mobilità;
mantenere quel necessario requisito di flessibilità, di cui necessita il sistema economico, in un contesto di mercati globalizzati. 

Per tutte queste ragioni le Acli hanno dato grande importanza al contratto di apprendistato nella loro proposta di riforma del mercato del lavoro. Ma, salve poche eccezioni, l’apprendistato resta un contratto per i giovani e non potrà mai diventare disciplina universale. Bisogna invece avere i coraggio di spalmare la flessibilità in tutti i segmenti del mercato del lavoro, adeguando le tutele e mettendo mano agli ammortizzatori sociali, altrimenti perpetueremo per il futuro le disparità che invece vanno definitivamente cancellate oggi. Quelle per cui i giovani sopra i trent’anni continuerebbero a portare il fardello più pesante di insicurezze e di incertezza nel rapporto di lavoro. Visto che ogni riforma, e tanto più quelle che riguardano il lavoro, deve essere animata da principi di efficienza e di equità e orientata a favorire il consolidamento delle imprese, ci sembra necessario arrivare a una semplificazione delle troppo numerose tipologie di lavori oggi esistenti e all’introduzione del contratto prevalente, come disciplina per tutti i neo assunti; consentendo un periodo triennale di inserimento e la successiva stabilizzazione. Una adeguata sanzione economica verso l’impresa che licenzia nel periodo di inserimento potrà consentire che venga prestata una maggiore attenzione nella gestione delle risorse umane. Un allargamento della platea dei destinatari dell’indennità di disoccupazione ed l’innalzamento della prestazione economica potrà garantire una tutela universale a chi perde il lavoro; rafforzando l’obbligo di frequenza a percorsi formativi di riqualificazione e ad accettare nuovi inserimenti lavorativi. Vogliamo sperare che l’interesse destato da questa nostra proposta di riforma del mercato del lavoro  sui mass media si possa trasformare in una attenzione anche dei soggetti negoziatori.

Oltre i tabù
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR