Oltre la vulnerabilità: i percorsi delle Acli

Precarietà e difficoltà economiche delle famiglie non lasciano le Acli indifferenti. Con “La famiglia che c’è”, un percorso in 20 tappe che toccherà ogni regione d’Italia, le Acli vogliono aiutare le famiglie a percepirsi come attori del cambiamento.

 

La vulnerabilità è un paradosso delle società dell’Europa occidentale contemporanea. Queste società si fondano infatti sulla sicurezza e sulla diffusione del benessere generalizzato: se queste condizioni non si verificano, si ha un tradimento dei loro stessi presupposti.

Senza guardare troppo lontano, basta riportare alla mente gli articoli della nostra Costituzione, per comprendere che siamo ben lungi dall’aver avverato il programma futuro in essa contenuto. Al contrario, ciò che appare sempre più evidente è una condizione che contrasta anche con le analisi di osservatori della realtà sociale che negli ultimi decenni hanno introdotto le riflessioni intorno alla “società decente”.

Per quanto paradossale, la vulnerabilità sociale è quanto di più reale si può constatare nel tessuto della società odierna. Le cronache ma anche la semplice osservazione della realtà, quando non la personale esperienza, mostrano che la condizione attuale di ampi strati della popolazione è tutt’altro che ascrivibile sotto il titolo di sicurezza e benessere generale.

A ben guardare, anzi, le condizioni delle fasce popolari e del ceto medio slittano progressivamente verso il basso, sensibilmente peggiorate da una crisi (e dalle ricette per contrastarla) che ha reso evidente il gioco di concentrare verso l’alto e nelle mani di pochi la ricchezza e il potere.

Per chi è fuori dal ristretto giro dei privilegiati il bilancio è assai magro: abbassamento del costo del lavoro (con relativo abbassamento dei diritti e delle tutele), aumento della disoccupazione, crescita della povertà individuale e familiare, minore protezione sociale dovuta ai tagli delle spese, inasprimento delle prospettive per i giovani, senso di incertezza diffuso.

Il concetto di vulnerabilità, in tal senso, mette in luce come l’impossibilità di far fruttare i propri talenti e il proprio impegno non sia tanto o almeno non solo effetto di un demerito personale, quanto il prodotto delle scelte e delle modalità organizzative di una specifica collettività.

Molte famiglie si trovano oggi nella morsa di timori e preoccupazioni, stretti in una sensazione di precarietà, che è divenuta “quotidiana normalità”.

I pilastri del sistema, il lavoro e il welfare, sono stati investiti da un cambiamento radicale che ha indebolito tante famiglie, già alle prese con le difficoltà di organizzare le risposte alle proprie esigenze, tra cui gli ineludibili bisogni di cura.

Di fronte a meccanismi economici e sociali che così fortemente influiscono sulla vita delle persone, le Acli non restano in silenzio. Considerando la complessità e la multidimensionalità del fenomeno e i gravi problemi che sta generando si propongono, anzi, di registrare la realtà con il fine di cambiarla, riducendo i deficit di cittadinanza.

Questo è il senso con cui l’area Politiche di cittadinanza delle Acli ha avviato nei territori un viaggio intorno alla vulnerabilità delle famiglie. Su input del vicepresidente delle Acli nazionali con delega alla Famiglia, Santino Scirè, ha elaborato e lanciato l’idea di una iniziativa nazionale dal titolo “La famiglia che c’è”, per tentare di dare risposte puntuali ai bisogni delle famiglie e aiutarle a non percepirsi come soggetti passivi, ma come attori del cambiamento.

Il programma dell’iniziativa è articolato e ambizioso: 20 incontri a livello regionale, secondo un format unico, per dialogare, da una parte, con i responsabili e gli operatori locali delle Acli; dall’altra per interloquire con i principali protagonisti regionali – politici, esponenti della Chiesa e responsabili della società civile organizzata – sull’effettiva situazione economico-sociale dei nuclei familiari e sulle azioni a “misura di famiglia”.

L’innesco per la riflessione e il dibattito in ogni incontro sarà fornito dai dossier regionali, realizzati dall’area Politiche di cittadinanza delle Acli, che ricostruiscono la situazione esistente sulla base di dati statistici secondari e di propria elaborazione. Nel mettere a fuoco le criticità si intende anche mostrare le possibili aree di intervento in favore dei cittadini.

I primi appuntamenti si sono svolti in Emilia Romagna e in Sicilia. Contesti molto differenti che però aiutano a ricomporre il mosaico del crescente senso di insicurezza sociale che oggi si avverte nel nostro Paese e delle inadeguate o parziali risposte del sistema di welfare.

Il percorso di approfondimento ha, infatti, mostrato come, anche in regioni dotate di maggiori risorse e tradizionalmente sensibili ai bisogni dei cittadini, i problemi non manchino e l’allocazione degli investimenti pubblici sia sempre una questione di delicati equilibri: è il caso dell’Emilia Romagna, che rischia di trascurare alcune categorie sociali che pure richiedono considerazione per aver puntato soprattutto sui servizi per l’infanzia.

Su un altro versante si colloca la Sicilia dove è emerso un quadro preoccupante: le famiglie scontano una forte fragilità sociale, poste al crocevia di traiettorie economiche e istituzionali assai complesse e non di rado contraddittoriee troppo esposte alle contingenze. Ciò le relega all’hic et nunc, non potendo concepire e perseguire progetti di lungo termine. In particolare i giovani, che pure sono demograficamente rilevanti nell’isola, pagano la mancanza di attenzione (e di investimento) da parte delle politiche pubbliche.

Il percorso avviato proseguirà in altre regioni e giungerà in ultimo a restituire un’immagine complessiva dell’Italia vulnerabile.

Poiché appare estremamente opportuno – proprio in un tempo di crisi e di vulnerabilità – interrogarsi sulle problematiche che generano fragilità ed esclusione sociale e sulle potenzialità silenti del sistema, sulle capacità inespresse, che pur non trovando i necessari sostegni e valorizzazioni, rappresentano un patrimonio prezioso di energie e di risorse sul quale investire per il futuro del Paese. A favore soprattutto delle tante famiglie italiane che, malgrado le difficoltà di ogni tipo e ormai vacillanti, hanno retto l’urto della crisi e tutti i giorni continuano ad assolvere il compito di rigenerare la società.

Al loro fianco, ancora e sempre, si pongono le Acli.

Oltre la vulnerabilità: i percorsi delle Acli
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR