P.a. digitale? Più o meno

Il sistema di Posta Certificat@ è un altro passo molto timido verso la digitalizzazione dello Stato.Lo scorso 26 aprile è stato dato avvio al progetto “Posta Certificat@” che prevede la possibilità per tutti i cittadini italiani di attivare gratuitamente una casella di posta elettronica certificata. In poche settimane, secondo i dati forniti dal ministero dell’Innovazione tecnologica e dai gestori del servizio (Telecom e Poste italiane, vincitori di specifica gara) sono state superate le 50.000 attivazioni con oltre 197 mila richieste online.

Il servizio offerto consiste sostanzialmente nella possibilità di attribuire alle e-mail inviate, verso la pubblica amministrazione, lo stesso valore legale di una raccomandata con ricevuta di ritorno. Un moderno e utile servizio di comunicazione elettronica, dunque, utilizzabile però esclusivamente per i contatti tra cittadini e uffici o enti pubblici. Per ottenere la Pec è necessario innanzitutto collegarsi al sito www.postacertificata.gov.it e seguire la procedura guidata che prevede essenzialmente l’inserimento dei propri dati anagrafici. Una volta compiuto questo passaggio sul portale, si passa alla seconda fase di registrazione che va fatta presentandosi direttamente presso gli uffici postali abilitati. Le polemiche che accompagnano il progetto non sono, però, poche. Innanzitutto, come accennato, si tratta di un sistema di comunicazione utilizzabile esclusivamente con le pubbliche amministrazioni, almeno con quelle che hanno già attivato a loro volta una casella certificata. La Pec fornita gratuitamente dal ministero non è quindi utilizzabile per le comunicazioni con i soggetti privati come banche, professionisti, o fra cittadini. In realtà, la posta certificata fornita non è una vera Pec, ma una Cec-Pac, ovvero una “comunicazione elettronica certificata tra pubblica amministrazione e cittadino”. Secondo il parere di diversi esperti, inoltre, la Cec-Pac non potrebbe svolgere esattamente le stesse funzioni di una raccomandata con avviso di ricevimento. La ricevuta elettronica che ci viene rilasciata, infatti, dimostrerebbe semplicemente che è stata consegnata una missiva, ma non certifica il suo contenuto. Solo con la firma elettronica, ancora lontana dall’essere disponibile per la maggioranza dei cittadini, è attualmente possibile provare, con valore legale, che il contenuto del messaggio è esattamente quello dichiarato. Va a questo punto anche precisato che in caso di utilizzo della Pec o meglio della Cec-Pac il cittadino di fatto autorizza la Pa a comunicare attraverso il proprio “domicilio elettronico”. In pratica, una volta inviata una Cec-Pac alla pubblica amministrazione, questa potrà inviarci tutte le comunicazioni che ci riguardano non più al nostro domicilio fisico ma al nostro domicilio elettronico. In questo modo, inoltre, il documento viene riconosciuto come consegnato non al momento della reale lettura, ma già alla ricezione nella nostra casella di posta. L’adozione di massa della nuova Cec-Pac sta creando anche non pochi problemi alle stesse pubbliche amministrazioni, soprattutto per l’archiviazione e il protocollo delle comunicazioni. Le modalità di conservazione nel tempo e di registrazione dei documenti ricevuti elettronicamente non sono state ancora regolamentate e questo genera inevitabilmente caos negli uffici. Anche per il cittadino l’archiviazione delle missive resta un problema. L’utilizzo della Pec, anche in base al Codice della amministrazione digitale (D. Lgs. 82/2005), impone al mittente la conservazione dei contenuti e dei documenti trasmessi, nonché delle relative ricevute di invio e di ricezione e al destinatario la conservazione della busta ricevuta e dei relativi contenuti. A quanto è dato sapere, però, per il momento la conservazione “legale” della Pec è disponibile oggi solo come servizio a pagamento. La Pec, infine, non serve, ovviamente, per le comunicazioni internazionali, avendo valore legale solo in Italia: questo imporrà, anche in ambito europeo, l’utilizzo di altre forme di comunicazione e quindi anche di altri strumenti tecnologici per comunicare con enti e istituzioni non italiane.
(da Aesse 6 2010)

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