Pensione complementare: rendita o capitale?

Fra due mesi sarò pensionato Inps. Sono anche iscritto a un fondo complementare: dovrò chiedere la rendita o potrò ritirare il capitale? E quanto pagherò di tasse?

La legge dispone che al pensionamento si può riscuotere la rendita, oppure ritirare il capitale versato per la previdenza complementare, ma entro determinati limiti, e a condizione che una persona sia rimasta iscritta alla previdenza complementare per almeno 5 anni.

In particolare la legge prevede che normalmente sia erogata la rendita, cioè una somma da corrispondersi periodicamente al pensionato per tutta la vita, oppure, a richiesta dell’interessato, il capitale, ma in misura non superiore al 50% della somma maturata.

In via eccezionale la legge consente la liquidazione dell’intero capitale a condizione che la rendita calcolata sul 70% del montante maturato sia inferiore al 50% dell’importo corrispondente all’assegno sociale.

Traducendo tale complicata formula in numeri, si ottiene il seguente risultato: poiché nel 2014 l’assegno sociale ammonta a euro 4.795,57 su base annua, il capitale sarà interamente ritirabile se la rendita annua, calcolata secondo il metodo sopra esposto, sarà inferiore a euro 2.397,785.

Sulla prestazione riscossa, sia in rendita, sia in capitale, sarà poi applicata un’imposta sostitutiva del 15%, che si ridurrà progressivamente dello 0,3% per ogni anno di iscrizione alla previdenza complementare eccedente il quindicesimo, con un limite complessivo di riduzione del 6%.

Quindi, se una persona è rimasta iscritta a un fondo pensione per 16 anni, la prestazione sarà tassata in misura pari al 14,7%, per 17 anni, al 14,4%, e così via per raggiungere il minimo di tassazione, pari al 9%, se una persona è rimasta iscritta alla previdenza complementare per almeno 35 anni.
 

Per informazioni: www.patronato.acli.it

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Fonte UNHCR
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