Ttip: people before profits?

Il Ttip (Transatlantic trade and investment partnership) è di nuovo al centro della scena internazionale. Questa volta non solo per la mancanza di trasparenza nelle trattative rimproverata dalla società civile o per le molteplici perplessità suscitate dai suoi contenuti, quanto per le crescenti contrarietà che si vanno coagulando intorno ad esso.

I leader europei hanno stabilito di chiudere i negoziati per la fine del 2015, almeno nelle dichiarazioni ufficiali del dicembre scorso. Nel frattempo, è molto cresciuta l’opposizione della campagna anti-Ttip. Il round negoziale previsto per febbraio, l’ottavo in generale ma il primo della nuova Commissione Juncker, si è infatti dovuto confrontare non solo con una sostanziale permanenza di questioni sulle quali le riserve non sono sciolte, ma anche con un disagio sociale sempre più ampiamente presente tra i cittadini europei.

Sul primo versante, oltre agli standard posti dalle norme volte a tutelare l’interesse pubblico (protezione sociale, sanitaria, ambientale), una delle questioni più controverse resta la “famigerata” clausola Isds che, secondo i tanti critici dell’accordo, potrebbe essere usata dalle compagnie per intraprendere azioni legali contro i governi che dovessero porre il welfare pubblico, le politiche salariali, le politiche ambientali, prima dei profitti privati.

Crescono le tensioni nei singoli paesi: il Premier del Regno Unito Cameron è stato messo sotto pressione interna affinché il servizio sanitario nazionale inglese non venga minacciato, mentre Matthias Fekl, Segretario di Stato per il commercio estero francese ha dichiarato al Senato che la Francia non sosterrà l’inclusione della clausola Isds nel potenziale accordo Ttip. «Dobbiamo conservare il diritto dello Stato di stabilire e applicare i suoi propri standard, di mantenere l’imparzialità del Sistema giudiziario e di consentire ai cittadini della Francia, e del mondo, di affermare i propri valori», ha affermato.

Anche l’opposizione della Germania al meccanismo dell’Isds è molto forte. Il ministro tedesco per gli Affari economici ha spesso espresso il suo sostegno all’accordo commerciale con gli Stati Uniti a condizione che non includa la clausola “incriminata”. Le discussioni circa la clausola hanno di fatto causato lo stallo dei negoziati, ma – per curiosa asimmetria – l’Isds non è oggetto di dibattito nei negoziati per i trattati che già si trovano in uno stadio avanzato, come l’accordo commerciale tra l’Unione europea e il Canada, il Ceta.

I timori europei non vengono meno e gli Usa mostrano segni di impazienza. Benché il Presidente della Commissione Juncker abbia assicurato che i negoziatori rimarranno fedeli ai principi dell’Unione e che i servizi pubblici non saranno marginalizzati, la Commissaria Cecilia Malmstrom, responsabile europea per il commercio, è stata di recente costretta a riconoscere che la scadenza di fine 2015 è probabilmente non realistica per la chiusura dei negoziati.

La Commissaria Malmstrom, del resto, è consapevole di ciò che intanto avviene sull’altro versante, quello dell’opinione pubblica europea, che si è fatta sentire nei mesi scorsi anche partecipando alla consultazione pubblica sull’Isds lanciata dalla Commissione: sono state oltre 150 mila le risposte da parte di semplici cittadini e organizzazioni, al 97% con parere negativo.

A fianco di questa consultazione si sono registrate le imponenti mobilitazioni di ottobre, che hanno visto oltre mille eventi in 22 paesi, centinaia di attivisti nelle piazze delle principali capitali, per la prima Giornata di azione europea contro Ttip, Ceta e Tisa, convocata dalle piattaforme nazionali contro il Ttip. E a seguire la mobilitazione di dicembre in cui migliaia di persone sono scese in piazza a Bruxelles per un’Europa sociale, ecologica e democratica e contro le politiche di austerità e il Ttip, in occasione del Consiglio Europeo.

Nei giorni scorsi gli attivisti sono tornati “alla carica” nella capitale belga, organizzando uno stunt davanti la sede dell’Unione europea, mentre i funzionari europei e statunitensi stavano conducendo i negoziati. Gli attivisti anti-Ttip hanno protestato portando in piazza un cavallo di Troia gonfiabile di 8 metri che rappresentava il Ttip, mentre le persone mascherate che si aggiravano intorno interpretavano i grandi lobbisti degli affari, contrastati dagli attivisti. 

La metafora è calzante: come spiegato dagli organizzatori, il cavallo di Troia simbolizza qualcosa che a prima vista sembra molto buono ma in realtà si rivela essere un incubo. Così, molti contenuti del trattato, come, ad esempio, l’abbassamento degli standard, ma anche il concedere diritti di ampia portata agli investitori di citare in giudizio gli Stati, sono considerati inaccettabili dalla società civile e se restano parte dell’accordo, motivano la volontà di respingerlo.

Gli attivisti hanno invitato i leader europei a stracciare tutti insieme l’accordo, poiché mina i diritti democratici e pone gli interessi dei grandi affari prima dei cittadini. «Se le norme più stringenti saranno interpretate come barriere al commercio, allora si assisterà al loro abbassamento, in modo tale che il commercio possa dominare. Questo è il motivo per il quale pensiamo che rimuova i diritti fondamentali e le reti di protezione che sono stati costruiti in Europa negli ultimi 20 o 30 anni», ha aggiunto Magda Stoczkiewicz, direttrice di Friends of the Earth Europa. Finora, più di un milione di persone in Europa ha firmato la petizione che si oppone all’accordo commerciale e chiede la fine dei negoziati. 

Anche in Italia sta crescendo la determinazione ad opporsi ai contenuti di una trattativa che mette in discussione la salute delle persone, le tutele ambientali, l’alimentazione, l’agricoltura, i contratti di lavoro, i diritti dei consumatori e tante altre materie che toccano molto da vicino i cittadini europei. A fianco del Coordinamento per la campagna Stop Ttip ora sono scesi anche i gruppi d’acquisto milanesi, che a partire da febbraio daranno vita a una capillare campagna di informazione sull’accordo e stanno valutando diverse forme di mobilitazione anche in vista di Expo. Una mobilitazione massiccia con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini sulle conseguenze che avrebbe la ratifica del Ttip, coinvolgere i piccoli produttori e promuovere una forte opposizione al trattato anche nel nostro Paese.

I risultati di questo movimento hanno raggiunto anche le istituzioni comunitarie: in recenti dichiarazioni la Commissaria Malmstrom si è resa disponibile ad «una discussione aperta e franca sulla protezione degli investimenti e sull’Isds nell’ambito del Ttip con i governi dell’Ue, con il Parlamento europeo e con la società civile prima di varare qualsiasi raccomandazione politica in questo ambito». Consultazione che si dovrebbe svolgere nel primo trimestre del 2015. Il nuovo anno si preannuncia, dunque, denso di aspettative per la battaglia degli attivisti anti-Ttip.

Ttip: people before profits?
close-modal
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR