Per il Pd un’importante conferma dalle europee

L’esito delle elezioni europee in Italia è noto a tutti. Il Partito democratico ha guadagnato 3.183.262 voti (+40%) rispetto alle europee del 2009 e 2.513.716 rispetto alle politiche del 2013 (+29%). Non solo il Pd ha vinto, ma è riuscito a guadagnare voti rispetto alle precedenti consultazioni: è diventando il primo partito d’Europa (in valori assoluti) e del Pse (con 31 seggi su 191), distanziando di circa 20 punti percentuali il Movimento 5 stelle, arrivato secondo.

Insomma, il Pd ha raggiunto la percentuale record del 40,8 in elezioni in cui l’astensione ha giocato un ruolo importante (la partecipazione si fermata al 58,69%). Si tratta, infatti, di elezioni che i politologi definiscono di “secondo ordine”, ovvero di minore importanza o percepite come tali dagli elettori. In altre parole, nelle elezioni di secondo ordine, essendo meno alta la posta in gioco, gli elettori sono maggiormente propensi a esprimere un voto “di pancia”, ideologico, piuttosto che “di testa”: ciò ovviamente fa sì che siano favoriti i partiti all’opposizione e quelli di protesta rispetto a quelli di governo.

Ecco perché le elezioni di secondo ordine sono spesso intese alla stregua di un referendum sull’operato dei partiti di governo come il Pd; referendum che generalmente li vede sconfitti. Ed è effettivamente quanto si è verificato negli altri paesi europei, con la parziale eccezione del Cdu di Angela Merkel.

Ma da dove vengono i voti che hanno portato alla schiacciante vittoria del Pd? Come si sono spostati i voti da un partito all’altro tra le elezioni politiche del 2013 e le europee 2014? Secondo un’analisi dell’Istituto Cattaneo sono tre i flussi di voto dominanti che hanno caratterizzato queste elezioni. Il flusso principale è quello che va da Scelta civica al Pd, che di fatto ha “cannibalizzato” il partito di Mario Monti. Altrettanto evidente è il secondo flusso che porta i voti del Movimento 5 stelle all’astensione. Il terzo flusso è quello che porta voti dal Pdl all’astensione. In estrema sintesi, il Pd ha assorbito quasi tutti i voti di Scelta civica, ma non ha preso un numero di voti particolarmente significativo né dal Pdl né dal Movimento 5 stelle, i cui elettori hanno preferito rifugiarsi nel non-voto.

Inoltre il Pd non ha perso voti verso l’astensione, ed è forse questa la vera forza del partito di Renzi: l’aver saputo mantenere il consenso del proprio elettorato, conquistando anche il bacino Scelta civica ai danni del Nuovo centro destra di Alfano più che di Forza Italia. Tra gli altri partiti, solo la Lega con la sua campagna anti-euro è riuscita ad accrescere il proprio elettorato sia in termini percentuali sia in valore assoluto (+2,1% corrispondente a 300.000 voti).

Ovviamente il Pd non ha messo in cassaforte la vittoria per le prossime elezioni politiche: gli elettori astensionisti potrebbero confermare la loro scelta del 2013 e tornare a votare per Forza Italia e per il Movimento 5 stelle. Per il momento, l’unica certezza è che il governo esce fortemente legittimato e rafforzato da questa consultazione. Bisognerà poi vedere se sarà in grado di non disperdere i voti conquistati.

Per il Pd un’importante conferma dalle europee
close-modal
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR