Per non dimenticare

“Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati al fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c’è, e non è pensabile”.

Con queste parole Primo Levi raccontava in Se questo è un uomo l’orribile opera di distruzione del corpo e dell’anima umana perpetrata dal regime nazista durante l’olocausto. Sono passati pochi giorni dalla commemorazione della Giornata della memoria, ricorrenza celebrata ogni anno il 27 gennaio per non dimenticare la shoah. L’esercizio della memoria deve servire a non ripetere gli errori del passato. Serve a capire che ognuno di noi deve conservare nel proprio ricordo una traccia di quello che è accaduto affinché la ferita inferta agli altri sia anche un po’ la nostra.

Nelle ultime ore si è consumata l’ennesima tragedia davanti ai nostri occhi: 29 persone sono morte di freddo nel tentativo di raggiungere le nostre coste, come se, a detta di qualcuno, la strage del 3 ottobre 2013 con i suoi 368 morti in mare non sia servita a nulla.

Noi dell’Area Politiche di cittadinanza vogliamo dire che quelle morti non le dimenticheremo. La ferita che portiamo oggi è ancora più profonda, proprio perché quei corpi dispersi nelle acque del nostro mare ce li abbiamo scolpiti nella memoria. E siamo coscienti che più giù di così non si possa e non si debba andare. In questo giorno è nostro dovere trovare quelle parole di cui parla Levi per esprimere l’offesa subita dai corpi di questi migranti. Corpi “demoliti” dalla sofferenza ancor prima di salire sui barconi della morte. Corpi “di un mondo offeso” ogni volta che, dopo la tragedia, il dibattito pubblico lascia spazio alle ideologie anziché alla preziosità delle vite umane.

Per non dimenticare
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR