Per una scuola buona

L’Italia sembra voler puntare sulla scuola, su La buona scuola. Sulla proposta del Governo molti – dagli insegnanti agli studenti, dai sindacati agli esperti del tema – hanno sollevato riserve in merito ai contenuti, mettendone in evidenza i limiti e critiche.

Certo che la proposta del Governo non appare determinante su alcuni i nodi cruciali del sistema nazionale di istruzione: l’incerto sviluppo dell’autonomia scolastica, la circoscritta regionalizzazione della disciplina, la crescente centralizzazione dell’amministrazione, la mancata valorizzazione delle istituzioni scolastiche non statali, la capacità di includere e di offrire pari opportunità di partenza a tutti i bambini e i giovani che vivono in Italia

La proposta del Governo offre l’opportunità di riflettere sulle caratteristiche della buona scuola attraverso alcune domande di fondo necessarie ad orientare qualsiasi proposta di riforma: Cosa rende la scuola un bene pubblico per i cittadini? Come realizzare un’istruzione che permetta, pur nell’unità, il pluralismo e valorizzi la differenza?

A queste ed altre domande cerca di rispondere l’approfondimento di febbraio proposto da Benecomune.net sul tema: Questione di classe. Cosa è oggi la pubblica istruzione?

Pedagogisti (Lucio Guasti), sociologi (Mariagrazia Santagati), filosofi (Stefano Semplici) esperti di diritto amministrativo (Vincenzo Antonelli), di formazione professionale (Fiorella Farinelli) e di formazione rivolta agli insegnanti (Sergio Cicatelli), dirigenti scolastici (Aluisi Tosolini) aiutano a comprendere quale idea e concezione di istruzione pubblica sia possibile promuovere e rilanciare per consegnare ai nostri giovani una scuola buona: capace di formare cittadini e lavoratori attrezzati per rispondere alla sfide poste dalla società globale. 

La Costituzione rappresenta la bussola che può orientare questo cambiamento. Serve però coerenza tra le dichiarazioni di intento e gli interventi specifici: cosa che purtroppo non è avvenuta negli ultimi anni. 

Oltre alla burocratizzazione, alla scarsità di risorse, alla precarietà degli operatori, all’insufficienza delle dotazioni tecnologiche, alla marginalizzazione dell’istruzione professionale e tecnica vi sono questioni urgenti:

gli edifici scolastici devono essere sicuri ma anche attrezzati per favorire i laboratori e l’utilizzo dei new media.

la scuola della prima infanzia va rafforzata con il suo decisivo ruolo di dialogo con i genitori sui comuni compiti educativi

la scuola di base (primarie e secondarie inferiori) deve garantire a tutti un apprendimento efficace

le scuole superiori devono sapere unire studio a scuola con un apprendimento pensato fuori, a contatto con il nostro patrimonio culturale e naturale e con i luoghi della produzione e della ricerca.  

Per una scuola più equa e inclusiva da una aprte è richiesta più autonomia per dare stabilità e dignità sociale ai docenti, in modo da sostenere davvero le parti deboli e scoprire le inclinazioni di ogni ragazzo. Va sostenuta la capacità dei gruppi docenti di gestire la relazione educativa, va trasformata la didattica e vanno sostenute le fragilità.

Dall’altra parte va affrontato il tema della lotta alla dispersione scolastica per non lasciare soli i giovani più in difficoltà. Per realizzare questo obbiettivo vanno costruite reti di prossimità, alleanze sul territorio capaci di mettere insieme la scuola (pubblica e provata), la formazione professionale, le Regioni, i Comuni, le famiglie, le parrocchie, le associazioni sportive e tutti quei soggetti che hanno a cuore il futuro dei giovani rimasti indietro.

Per una scuola buona
close-modal
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR