Più tutele per i lavoratori del commercio equo

Fairtrade, l’organizzazione non profit che lavora con produttori e lavoratori per migliorare le loro condizioni di vita e di lavoro attraverso un commercio più equo, annuncia una revisione degli standard per i lavoratori coinvolti.
Si tratta di  un aggiornamento delle condizioni a cui devono rispondere gli operatori del circuito del commercio equo certificato, elaborato per rafforzare la posizione dei lavoratori nelle piantagioni e nelle aziende del sistema che si occupano della coltivazione di tè e infusi, banane e altra frutta, fiori recisi e palloni sportivi in Asia, Africa e America Latina.
Requisiti più specifici per garantire ai lavoratori il diritto di associarsi liberamente ed effettuare contrattazioni collettive sono tra gli elementi che caratterizzano la nuova versione del documento. Inoltre le aziende del circuito dovranno informare i propri dipendenti in merito ai loro diritti e farsi promotrici dell’incontro tra i sindacati e i lavoratori, impegnandosi in accordi collettivi coi rappresentanti dei lavoratori qualora non fossero già presenti in azienda.  Introdotto anche un nuovo metodo per un calcolo comparato più equo dei compensi e un processo chiaro verso un salario più dignitoso nelle piantagioni,
“Si tratta di un passo avanti nella giusta direzione, per il rispetto della dignità dei lavoratori, per una più equa redistribuzione della ricchezza e contro il lavoro schiavo”, commenta Alfredo Cucciniello, responsabile Acli per Pace, Cittadinanza attiva e Servizio civile, membro del Consiglio di amministrazione di Fairtrade Italia.
La pubblicazione di un nuovo Standard per i lavoratori dipendenti delle piantagioni segue alla diffusione della strategia per i lavoratori dipendenti del 2012 ed è parte del lavoro che il circuito Fairtrade sta svolgendo per estendere i benefici Fairtrade a tutti i lavoratori coinvolti nella filiera della certificazione etica.
In Italia Fairtrade è stata promossa da un cartello di associazioni, fra cui le Acli. Fairtrade Italia rappresenta Fairtrade International e il Marchio di Certificazione Fairtrade nel nostro paese dal 1994. Lavora in partnership con le aziende che vogliono inserirsi nel circuito del commercio equo certificato, concedendo in sub-licenza il marchio Fairtrade. Attualmente in Italia i prodotti Fairtrade sono in commercio in più di 5.000 punti vendita e il valore del venduto è di 65 milioni di euro.

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Fonte UNHCR
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