Potenza: Manovra sulle spalle delle famiglie

21 giugno 2010 – ‘Saranno le famiglie a pagare i tagli della manovra economica’ si lamenta Gennaro Napodano, presidente delle Acli potentine, accusando il governo di perseverare ‘nella logica dei tagli senza investimenti e senza riforme’.Napodano, commentando la manovra economica varata nei giorni scorsi dal governo e attualmente in discussione in Parlamento la giudica ‘pesante, inefficace e insostenibile perché taglia in maniera indiscriminata senza impostare al contempo un serio percorso di riforme per disciplinare e razionalizzare la spesa’.

‘Il caso più eclatante dell’impostazione tutta ragionieristica della manovra – osserva il presidente delle Acli provinciali – è il minacciato innalzamento della soglia di invalidità dal 75 all’85 per cento, una norma maldestra che escluderebbe dai benefici economici le persone down, i sordi, alcune categorie di mutilati e persone affette da malattie respiratorie e disturbi mentali’. Il fatto che lo stesso senatore Gasparri abbia annunciato lo stralcio di questa norma dalla manovra – continua Napodano – la dice lunga su come sia stata assemblata una manovra che sembra un puzzle sgangherato’.Nel mirino delle Acli potentine anche i tagli annunciati alle autonomie locali che rischiano, secondo Napodano, di sortire un effetto doppiamente dannoso: riduzione delle prestazioni sociali e aumento della fiscalità locale.‘Il nostro fondato timore – ha detto Napodano – è che questi tagli generalizzati, in particolare quelli alle Regioni e agli enti locali, si traducano in riduzione o soppressione di servizi pubblici e incrementi di imposte e tasse locali, col risultato di scaricare il costo finale della manovra sulle spalle già curve delle famiglie e dei ceti sociali più deboli, categorie per le quali questa manovra fa poco o nulla’.Dalle Acli potentine arriva quindi l’invito al Parlamento di ‘emendare in maniera profonda la manovra, nei limiti consentiti dallo stato non esaltante dei conti pubblici, avviando al contempo una serie di riforme radicali che consentirebbero, queste sì, nel medio-lungo periodo di salvaguardare i servizi, riducendo sensibilmente gli sprechi e le inefficienze della macchina pubblica’.

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Fonte UNHCR
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