Potenza: Svimez sottolinea disagio delle famiglie

22 luglio 2010 – “Gli ultimi allarmanti dati sulla povertà in Basilicata, forniti nei giorni scorsi dal rapporto Svimez sul Mezzogiorno, devono indurci ad una profonda riflessione sulla qualità del welfare regionale e sulla necessità di una profonda revisione delle politiche socio-assistenziali fin qui adottate”. Lo sostiene il presidente provinciale delle Acli, Gennaro Napodano, che si dice “preoccupato dagli effetti che la crisi occupazionale potrebbe determinare nel medio periodo sul tessuto sociale della regione”.

Secondo Napodano “la puntuale fotografia fatta dal rapporto Svimez non sorprende affatto chi, come le Acli e l’universo del volontariato cattolico, ha a che fare quotidianamente con il disagio sociale delle famiglie. Sono mesi che andiamo denunciando la radicalizzazione in corso dei fenomeni di esclusione sociale e l’inadeguatezza degli strumenti di prevenzione e contrasto di tali fenomeni”.Per il presidente delle Acli potentine “la povertà nasce innanzitutto dalla drammatica mancanza di lavoro e dalla conseguente perdita di reddito disponibile che sta comprimendo al minimo essenziale i consumi delle famiglie lucane, mutando non solo gli stili di vita, ma le stesse abitudini alimentari. Una revisione al ribasso del modello di consumo che può rappresentare una pesante zavorra anche sulla futura ripresa, perché se non ripartono i consumi delle famiglie, l’uscita dalla crisi sarà più lenta e soprattutto a saldo negativo per quanto riguarda l’occupazione”.“La risposta al dilagare del disagio sociale – prosegue Napodano – non può essere delegata esclusivamente agli enti caritatevoli, che fanno quello possono grazie al prezioso contributo del volontariato, bensì deve vedere un più incisivo impegno delle istituzioni, a ogni livello di governo, dai Comuni alla Regione, passando per le due Province della Basilciata. Alle famiglie serve una rete territoriale moderna di servizi sociali, incardinata in un nuovo modello di welfare universale che, valorizzando il privato sociale, faccia della famiglia non un mero percettore di assistenza ma un utilizzatore attivo di servizi in ogni fase della sua vita”. 
 

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