Precari. La nuova classe esplosiva

Secondo il modello “neoliberista” degli anni Settanta, crescita e sviluppo dipendono dal livello di concorrenza presente nel mercato; ogni nazione dovrebbe introdurre massicciamente la flessibilità del mercato del lavoro, spostando quindi sulle spalle dei lavoratori e delle loro famiglie tutti i rischi e l’insicurezza del sistema. Il risultato è la creazione di un “precariato” globale, composto da individui completamente privi di un qualsiasi punto di riferimento stabile, che sta diventando una nuova classe esplosiva.
Sono molti i casi in cui il precariato è costretto a fare i conti con i principi del comportamentismo economico e a sopportare il paternalismo libertario, in particolare quando con astuzia vengono proposte false alternative, tra un rifiuto impraticabile e un assenso quasi obbligato.
I paternalisti che hanno dominato le politiche sociali dagli anni Novanta in poi hanno tanto sublimato il loro utilitarismo da essere chiamato la “scienza della felicità”. Affermando che il lavoro dovrebbe renderci felici, definire la nostra identità e dare le più grandi soddisfazioni, si alimenta un focolaio di tensioni, dal momento che la maggior parte delle persone andrà a occupare posti di lavoro che non permetteranno di esaudire grandi aspettative e per il precariato tutto ciò sarà un tormento. La felicità viene dagli impegni che realizziamo, dal tempo libero o ludico e dal reddito che il lavoro garantisce, non dal lavoro in quanto tale.
Bisogna delineare un insieme di proposte emancipative in favore del precariato e prima di tutto il rinnovamento del principio della libertà repubblicana, ovvero la capacità di agire di concerto; il cittadino diventa veramente libero nel momento in cui può realizzarsi nell’abito di una azione collettiva.
Al precariato mancano sia la libertà che le tutele più elementari, è una classe in divenire, la cui maggiore necessità è quella della sicurezza economica che permetterebbe di avere il controllo sulle proprie prospettive di vita.
Bisogna prendere atto che il precariato è la nuova classe emergente e, a meno che i progressisti di tutto il mondo non si facciano portatori di una nuova politica, questa classe ascolterà le sirene più attraenti ma anche più pericolose. I precari non sono né vittime né carnefici ma una gran parte della società.

Guy StandingPrecari. La nuova classe esplosivaIl Mulino, Bologna, 2012pp.304, euro 19,00

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