Primavera araba: Acli, ‘Non abbiamo saputo prevedere’ (Sir)

“Oltre la necessità di misurare interessi e valori, diritti e convenienze, lavoro delle diplomazie e calcoli delle Borse, dobbiamo trarre una lezione da una ‘primavera araba’ che non abbiamo saputo prevedere e che forse nei tempi lunghi stentiamo a sentire come ‘nostra’, se non nel segno della minaccia e della destabilizzazione economica e geopolitica”. E’ il parere di Andrea Olivero, presidente delle Acli, nel suo intervento conclusivo al seminario organizzato oggi a Roma sulle ‘nuove rivoluzioni’ nei Paesi del Mediterraneo. Il Sir, il servizio d’informazione religiosa della Chiesa italiana, offre sul proprio sito un resoconto del convegno riportando i contributi degli ospiti intervenuti, a partire dal presidente delle Acli, che ha evidenziato, rispetto a quanto sta accadendo in Nord Africa, “l’incapacità dell’Ue di assumere una iniziativacomune e condivisa in politica estera ”, con un “pluralismo autolesionista nelle posizioni espresse”. L’Italia, a suo avviso, “si è mossa tardi, l’esecutivo e la Farnesina sono apparsi paralizzati da imbarazzanti e recentissimi precedenti di un’amicizia con Gheddafi che è andata ben oltre la convenienza economica e le ragioni del business”. Anche il riconoscimento, da parte italiana, del Consiglio nazionale di transizione di Bendasi, secondo Olivero, “è un segnale ancora troppo debole di una scelta doverosa: quella di coniugare gli interessi con l’etica della solidarietà democratica”.

Adnane Mokrani, teologo musulmano e docente di islamistica, ha lanciato un appello alla società civile europea perché “si risvegli e crei spazi di scambio, dialogo e solidarietà” con i nuovi movimenti democratici nel mondo arabo, “liberandoci da paure esagerate e cautele”. Secondo Mokrani – riporta l’agenzia Sir – l’inizio delle rivolte ha coinciso con “l’onda verde in Iran: anche se non ha avuto successo ha segnato la fine del vecchio sogno islamista e il risveglio di una nuova coscienza democratica”. Anche gli attentati terroristici di Al Qaeda, ha detto, “rappresentano il fallimento spettacolare dell’islamismo estremo, diventato una setta che fa molto rumore, ma che non può e non potrà più rappresentare questa nuova maggioranza silenziosa entrata oggi nella scena politica”. Non c’è una “minaccia fondamentalistanel Nord Africa : i dittatori l’avevano usata per giustificare la loro mano di ferro e presentarsi come garanti della pace, ma erano loro a produrla, torturando la gente nelle carceri”. Questa situazione di “una democrazia nascente” in Nord Africa e, al contrario, di “una democrazia esitante che dà priorità agli interessi” in Europa, richiede perciò una maggiore “solidarietà da parte della società civile europea”.   Infine Lucio Caracciolo, direttore della rivista di geopolitica Limes, ha detto: “Gli storici racconteranno quanto sta accadendo nei Paesi arabi molto diversamente. Finora c’è stata una buona dose di disinformazione, in buona fede o strumentale, per cui è difficile capire ora il senso di un fenomeno che durerà a lungo, i cui risultati potremo valutare solo fra qualche anno”. Per Caracciolo – scrive il Sir – l’elemento che caratterizza queste rivolte “è il fattore giovanile della ribellione” (la maggioranza della popolazione in questi Paesi è sotto i 25 anni), molti sono consapevoli ed evoluti, quindi “tra qualche anno avremo dei risultati politici e tra qualche decennio, con l’ingresso di nuovi giovani attori sulla scena politica, avremo idea dei cambiamenti strutturali”. Tutte le eventuali operazioni di “restaurazione” dei vecchi schemi a suo avviso “sarebbero di corto respiro ed imperfette” perché “difficilmente chi assume oggi il ruolo di protagonista accetterà domani di tornare ‘a fare i compiti’”. L’Egitto, quindi, ha in questo senso “grandi potenzialità di cambiamento” e, insieme alla nuova presidenza della Tunisia, “esprimeranno punti di vista ed interessi propri e non altrui, come accaduto finora rispetto ad Israele”. Quanto alla Libia, Caracciolo prevede il rischio di una “guerra permanente a bassa intensità”. “In termini militari – riporta l’agenzia dei Vescovi italiani – Gheddafi potrebbe prevalere. In termini politici credo sia difficile che possa ristabilire il suo dominio, visto il forte grado di insofferenza, soprattutto in Cirenaica. Nella peggiore delle ipotesi avremo una guerra permanente a bassa intensità, con conseguenze negative sui civili. Nella migliore delle ipotesi, delle tensioni a lungo termine”. “Gheddafi spontaneamente non se ne andrà”, né “è probabile che possa farlo fuori uno dei suoi”. I ribelli, “probabilmente un po’ sopravvalutati, sono mal armati, mal addestrati, piuttosto divisi al loro interno”. Anche se arrivasse, in ritardo, la “no fly zone”, a suo avviso la situazione “non cambierebbe”, a meno che non si decida “l’intervento militare”, che al momento gli sembra “francamente difficile”. Secondo l’esperto di geopolitica, le stime fatte dal governo italiano sull’esodo dei migranti dai Paesi del Nord Africa sono “esagerate” . “La gestione del fenomeno migratorio nel Mediterraneo – osserva – sarà un dato permanente delle nostre vite, ma è un problema con il quale si può serenamente convivere”. L’Europa – conclude – non è interessata a risolverlo: c’è l’Italia, perché farsene carico?”
(l’intervento di Andrea Olivero)

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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR