Proteggere le vite umane e non i confini

Ordine del giorno delle Acli in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato

 

L’Assemblea Straordinaria delle Acli e il Consiglio nazionale riuniti a Roma nei giorni 20 e 21 giugno 2015, dopo un approfondito dibattito sui temi in discussione e un’analisi sulla difficile situazione europea e italiana relativa agli sbarchi di cittadini stranieri, preso atto:

della inadeguatezza delle politiche europee a fronte di migliaia di bambini, donne e uomini che quotidianamente cercano di raggiungere l’Europa scappando da persecuzioni e guerre;

che da gennaio 2015 sono già 1700 i morti recuperati nel mediterraneo che da luogo di incontro di civiltà e culture si sta trasformando in una culla di morte;

fa sue le proposte contenute nel documento “ Fermiamo le stragi subito! L’Europa nasce e muore nel Mediterraneo ” condiviso e firmato da 50 associazioni e sindacati e, nell’occasione della Giornata mondiale del rifugiato, approva il seguente ordine del giorno:

si rispetti il trattato di Schengen consentendo ai cittadini di origine straniera di attraversare in sicurezza il confine di Ventimiglia in questo ore divenuto teatro di soprusi e violenze;

rafforzi subito l’Unione europea un programma di ricerca e salvataggio in tutta l’area del Mediterraneo;

ritiri l’Unione europea immediatamente ogni ipotesi di intervento armato contro i barconi che, oltre a non avere alcuna legittimità, come ribadito dal Segretario dell’ONU Ban Ki-Moon, rischia di produrre solo altri morti e alimentare ulteriori conflitti;

si aprano subito canali umanitari e vie d’accesso legali al territorio europeo, unico modo realistico per evitare i viaggi della morte e combattere gli scafisti. Si attivi contestualmente la Direttiva 55/2001, garantendo così uno strumento europeo di protezione che consenta la gestione dei flussi straordinari e la circolazione dei profughi nell’UE.

si sospenda il regolamento Dublino e si consenta ai profughi di scegliere il Paese dove andare sostenendo economicamente, con un fondo europeo ad hoc, l’accoglienza in quei Paesi sulla base della distribuzione dei profughi. Ciò nella prospettiva di arrivare presto ad un sistema europeo unico d’asilo e accoglienza condiviso da tutti i Paesi membri.

in attesa di un sistema unico europeo, si metta in campo, in tutti i Paesi membri, un sistema stabile d’accoglienza, unitario e diffuso, per piccoli gruppi, chiudendo definitivamente la stagione dell’emergenza permanente e dei grandi centri, che ha prodotto e produce corruzione e malaffare. Un sistema pubblico che metta al centro la dignità delle persone, con il coinvolgimento dei territori, dei comuni, con soggetti competenti, procedure trasparenti e controlli indipendenti;

Si intervenga nelle tante aree di crisi per trovare soluzioni di pace, senza alimentare ulteriori guerre, o sostenere nuovi e vecchi dittatori, promuovendo concretamente i processi di composizione dei conflitti e le transizioni democratiche, la difesa civile e non armata, le azioni nonviolente, i corpi civili di pace, il dialogo tra le diverse comunità;

Si sospendano accordi – come i processi di Rabat e di Khartoum – con governi che non rispettano i diritti umani e le libertà, bloccando subito le forniture di armamenti.

Si programmino interventi di Cooperazione per lo sviluppo locale sostenibile nelle zone più povere, dove lo spopolamento e la migrazione sono endemici e non si consenta alle multinazionali di usare per interessi privati i programmi europei di aiuto allo sviluppo;

Si sostenga un grande piano di investimenti pubblici per l’economia di pace, per il lavoro dignitoso e per la riconversione ecologica;

Si sostenga la rinegoziazione dei debiti pubblici ed annullamento dei debiti pubblici non esigibili o prodotti da accordi e gestioni clientelari o di corruzione.

Roma 20 giugno 2015

Proteggere le vite umane e non i confini
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR