Quanto vale uno straniero?

Una recente sentenza della Cassazione dichiara finalmente che il dolore per la perdita di un parente non ha razza né cittadinanza.

Qualche anno fa, eravamo rimasti tutti un po‘ perplessi alla pubblicazione di una sentenza di un tribunale chiamato a definire la causa intentata dai familiari di un operaio albanese, dipendente di ditta italiana, precipitato da un  ponteggio a causa della mancata adozione da parte del datore di lavoro di misure di sicurezza adeguate.

I congiunti del defunto avevano chiesto la condanna della società al risarcimento del danno così detto morale per la perdita del parente. I giudici, nel determinare la somma, avevano ritenuto di dover tenere conto della realtà socio-economica in cui vivevano i danneggiati, cioè i familiari del defunto. In altre parole, non ritennero giusto condannare il datore di lavoro ad una somma pari a quella che avrebbe dovuto sborsare se a morire fosse stato un italiano con parenti in Italia. Considerando che quelle persone vivevano in Albania – ragionarono i giudici – la somma doveva essere inferiore perché il calcolo andava effettuato sulla base del reale potere d’acquisto del denaro in Albania.

Dopo quella sentenza, altri casi simili sono stati definiti dalla magistratura con giurisprudenza altalenante.

Finalmente oggi un’altra sentenza – questa volta della Cassazione ( Cass. Sez. III civ. 28/08/2013 n. 19788) – definisce la questione optando per la soluzione che auspicavamo. I giudici della Suprema Corte innanzitutto hanno ribadito che il diritto al risarcimento in questi casi non può essere subordinato al principio di reciprocità (ex art. 16 disp. prel. cod. civ.) cioè al fatto che gli albanesi riconoscano lo stesso diritto al risarcimento ad un eventuale operaio italiano che dovesse farsi male in Albania. La norma deve essere interpretata in modo costituzionalmente orientato, tenendo conto cioè dell’art. 2 Cost., che assicura tutela integrale ai diritti inviolabili della persona. «Ne consegue – dicono i giudici – che allo straniero è sempre consentito, a prescindere da qualsiasi condizione di reciprocità, domandare al giudice italiano il risarcimento del danno, patrimoniale e non, derivato dalla lesione di diritti inviolabili della persona (quali il diritto alla salute e ai rapporti parentali o familiari), ogniqualvolta il risarcimento dei danni – a prescindere dalla verificazione in Italia del loro fatto generatore – sia destinato ad essere disciplinato dalla legge nazionale italiana». Quanto alla quantificazione di tale danno, ancorarla «a considerazioni diverse dalla sofferenza patita dalla persona in quanto tale e collegarla a etnia, razza, sesso, nazionalità, diversità di costumi è manifestamente discriminatorio e in antitesi con i principi della Costituzione italiana». E aggiungono: «è abnorme ipotizzare che la diversità delle realtà socio – economiche possa spiegare effetti sulla intensità delle sofferenze patite dall’essere umano».

  

Quanto vale uno straniero?
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR