Rappresentanza di genere: i numeri di un percorso incompiuto

La nomina di Federica Mogherini a nuovo Alto Rappresentante per la Politica Estera e la Sicurezza dell’Unione Europea non è solo un importante successo internazionale per il governo Renzi, ma anche per il lungo cammino delle donne verso la parità e la piena cittadinanza politica.

Tuttavia, nonostante le donne abbiano ottenuto il riconoscimento formale dei diritti politici, ancora faticano ad entrare in misura consistente nelle istituzioni politiche rappresentative e nei processi decisionali. Si tratta di un fenomeno trasversale, che coinvolge tutti i paesi del mondo indistintamente. Ne è una dimostrazione il fatto che l’esecutivo Ue guidato da Jean-Claude Juncker, ha faticato non poco a raggiungere la “quota rosa” minima – equivalente cioè a quella dell’esecutivo uscente – di 9 donne su 32 commissari europei. La sproporzione uomini/donne rimane infatti schiacciante per un’istituzione come la UE che da anni stimola i paesi membri ad adeguare i propri ordinamenti in favore di una maggiore inclusività ed equità tra i generi.

Dall’esame dei numeri della rappresentanza di genere nelle istituzioni proposto nel Dossier n. 8, che la Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune ha realizzato in collaborazione con il Coordinamento Donne delle Acli, emerge con chiarezza la sottorappresentanza femminile nei luoghi di decisione politica: anche se con l’ultima legislatura le parlamentari hanno raggiunto la quota record del 30,8%, nei consigli regionali le donne sono il 14,4% e i Presidenti di Regione appena 2. Né le cose vanno meglio a livello comunale, dove le donne sindaco sono il 13,4% del totale e solo 5 di esse sono alla guida di un comune capoluogo.

Le ragioni di tale squilibrio sono molteplici e per dare impulso alla partecipazione politica femminile è importate agire sia sul piano socio-culturale, rimuovendo i pregiudizi che verso l’ingresso delle donne nella vita pubblica, sia sul piano operativo, avviando misure concrete che consentano alle donne di uscire dai margini della politica. È dunque necessario pensare diverse strategie convergenti nell’obiettivo di favorire la capacità competitiva delle donne in ambito politico anziché concentrarsi su un unico strumento, per lo più quello normativo. Se, Infatti, tutto continuerà a dipendere o dalla volontà politica dei partiti o da una norma di legge, difficilmente le cose cambieranno.

Risposte valide al problema della sottorappresentanza femminile nelle istituzioni non possono venire solo sul piano dei meccanismi previsti dalla legislazione elettorale che impone la presenza di una percentuale femminile, ma sono necessarie tutta una serie di misure – come ad esempio una diversa organizzazione dei “tempi” della politica – tale da consentire alle donne quella “conciliazione” alla quale ci si sta da poco aprendo nel modo del lavoro ma di cui ben poco si è discusso in riferimento al mondo della politica.

Rappresentanza di genere: i numeri di un percorso incompiuto
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR