Razzismo istituzionale

Clelia Bartoli, docente di Diritti umani nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo, partecipa a progetti educativi in contesti di marginalità a Napoli e Palermo. Nel libro Razzisti per legge. L’Italia che discrimina (Laterza 2012) ha raccolto una serie di considerazioni su una particolare forma di razzismo, quello che di solito va sotto il nome di “razzismo istituzionale“, cioè quella disparità di trattamento che è conseeguenza della legge stessa, che l’ordinamento stesso produce.

La Bartoli mette a fuoco gli elementi che caratterizzano questo fenomeno. Si tratta di un meccanismo che prescinde dall’elemento soggettivo che riscontriamo negli episodi di razzismo individuale nei quali è opportuno accerttare la volontarietà dell’atto. Qui siamo di fronte ad un sistema – certamente voluto da qualcuno o comunque tollerato – che produce effetti discriminatori, addirittura crea distinizioni che nella realtà non esitono e spesso finisce per indurre le categorie discriminate nell’illegalità.Come esempi la Bartoli  cita ed esamina la normativa concernente l’acquisizione del permesso di lungo periodo, quella relativa al ricongiungimento familiare, il sistema di gestione dei campi Rom e dei CIE.La tesi originaria è quella dello psicologo sociale  Philip Zimbardo del così detto “effetto Lucifero” :<<I “cattivi sistemi” creano “cattive situazioni” , che creano “mele marce”, che crerano “cattivi comportamenti”, anche in brave persone>> . Ma con delle correzioni tutte italiane, ad evitare ogni determinismo e soprattutto per dare conto anche del ruolo di quelle individualità che riescono ancora ad andare controcorrente. E qui la Bartoli ci descrive l’impegno – per non dire proprio l’eroismo – delle Forze dell’Ordine e degli abitanti di Lampedusa in occasione degli sbarchi di profughi africani. L’ultima parte del libro ospita dieci proposte concrete per <<un approccio virtuoso all’immigrazione, volto ad alleare più che a distanziare autoctoni e allogeni>> , una sorta di decalogo che – secondo l’autrice – <<va considerato come un esercizio euristico di inventiva politica e normativa, offerto al lettore per essere integrato, corretto e proseguito>>.La Bartoli invita a lavorare per il recupero dei contesti in cui gli immigrati sono costretti a vivere; per la promozione di situazioni di sociopromiscuità abitativa piuttosto che alla formazione di ghetti emargizzanti; per lo sviluppo di processi di condivisione invece che di assimilazione; per il riconoscimento sociale di una citadinanza acquisita non sulla base del diritto di sangue ma in virtù di partecipazione civica; per la promozione di politiche per l’immigrazione che abbandonino l’assistenzialismo per un vero empowerment; per il potenziamento di forme di autorappresentanza specie nei contesti in cui gli immigrati sono i diretti interessati o costituiscono una componente rilevante (anche mediante il conferimento del diritto di voto); per il coinvolgimento degli stessi immigrati nel risanamento di contesti che li schiavizzano e li inducono a perpetuare l’illgalità; per la rimozione delle cause dell’emigrazione con intelligenti ed eque politiche di cooperazione allo sviluppo; per il superamento di un miope approccio emergenziale con una lungimirante progettualità; per un accoglimento degli  insegnamenti che gli stranieri ci possono offrire per ringiovanire la nostra democrazia.

Razzismo istituzionale
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR