Realizzare la giustizia nella gioia

L’avvento è un tempo di memoria della salvezza avvenuta. Si fa memoria del peccato commesso e si gioisce del perdono ricevuto. La terza domenica di avvento è un momento di gioia nel cammino penitenziale che ci avvicina al Natale.

La liturgia continua a proporci la figura di Giovanni Battista. La scorsa settimana ce lo ha presentato come colui che chiede la conversione al popolo nell’attesa del Messia che viene.

Oggi Giovanni chiede alla gente, che andava da lui per farsi battezzare, gesti concreti di conversione, adeguati alla vita di ciascuno. Se non ci si converte alla giustizia per il Signore che viene, si verrà giudicati per ciò che si vive. Giovanni annuncia un giudizio da parte di Dio. E’ ancora una minaccia di castigo che vuole indurre a prendere sul serio il tempo presente: non c’è più tempo, ora viene il Signore.

La gente allora chiede: cosa devo fare di concreto? Le risposte di Giovanni vanno nella direzione che ognuno deve compiere la giustizia lì dove vive.

Dapprima occorre condividere con i poveri un po’ dei propri beni. E’ l’invito classico dei profeti alla condivisione e alla giustizia sociale.

I pubblicani che riscuotevano le tasse per i romani, non dovevano aumentare la propria percentuale su quanto riscuotevano, perché nelle tasse era già compreso il loro compenso di esattori. Non dovevano approfittarsi della loro posizione, ma semplicemente fare il  loro lavoro.

Anche i soldati devono comportarsi in maniera degna del loro servizio ed essere soddisfatti della loro paga, anche loro non approfittandosi della posizione di forza del loro mestiere.

Giovanni sa cosa la gente pensa di lui, ma sa anche quale è la sua missione e chi gliela ha affidata. Egli è un semplice messaggero di una buona notizia: il Messia si avvicina, ma non è lui il Messia.

L’acqua è un segno esteriore di purificazione, ma il Messia verrà con lo Spirito santo di Dio a purificare i cuori, come aveva preannunciato Ezechiele: «Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne» (36,26).

Giovanni ritiene che il Messia che viene pronuncerà il giudizio definitivo, mentre Gesù annuncerà un tempo di conversione che durerà fino alla fine dei tempi, quando verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti. Noi viviamo in questo tempo di conversione, che è tempo anche di gioia per l’amore che Dio ha riversato nei nostri cuori.

Accogliamo dunque con gioia la buona notizia (evangelo) che Giovanni proponeva allora e che è valido ancora per noi oggi, seguendo le sue esortazioni alla giustizia nella vita quotidiana.

 

13 dicembre 2015 – III Domenica di Avvento – Anno C

Luca 3,10-18

In quel tempo, 10 le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». 11 Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».

12Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». 13 Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».

14Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».

15Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, 16 Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. 17 Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

18Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

 

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Realizzare la giustizia nella gioia
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