Reggio Calabria: A proposito di Rosarno

Sfruttamento della miseria e schiavismo sociale sono alla base della rivolta di Rosarno. ‘All’azione trasparente e autorevole delle istituzioni per il rispetto della legalità e dei diritti contrattuali di lavoro – dicono le Acli reggine – va accompagnata una rete di servizi sociali a favore delle persone e che interessino ambienti vivibili per il riposo, per l’alimentazione, per l’assistenza sociale e una rete di strumenti che agevolino la socializzazione e la relazionalità’14 gennaio 2009 – ‘I fatti di Rosarno ripropongono i temi della dignità umana, della giustizia sociale e della legalità’: così si sono espresse le Acli provinciali di Reggio Calabria a proposito dei fatti che hanno coinvolto gli immigrati presenti nella Piana di Gioia Tauro per la raccolta degli agrumi.

‘La rivolta disperata dei lavoratori africani stagionali che ogni anno, nel periodo invernale tra novembre e marzo, si accampano alla meno peggio nelle campagne di Rosarno per la raccolta degli agrumi, rappresenta – hanno detto ancora le Acli – la punta dell’iceberg di una situazione di insostenibilità umana, di sfruttamento cinico della miseria, di disumano schiavismo sociale’.

Le associazioni cristiane dei lavoratori di Reggio Calabria ‘da anni hanno denunciato l’anomalo e pericoloso fenomeno di una concentrazione incontrollata di persone di colore, abbandonate a se stesse, nella Piana tra Gioia Tauro e Rosarno e selvaggiamente utilizzate come forza lavoro mal pagata e sfruttata senza il minimo riconoscimento dei diritti essenziali dell’essere persona e, quindi, delle garanzie minime della dignità umana’.

‘La legalità violata e ferita da atti di violenza – proseguono le Acli reggine – comunque da condannare e reprimere, deve sempre accompagnarsi alla giustizia e al rispetto della dignità di ogni persona, al di là della posizione giuridica dei lavoratori, tenuto conto che nella Piana la forza lavoro degli immigrati ripropone la drammatica esperienza del caporalato mafioso e violento‘.

‘La violazione della legge d’altra parte è – aggiungono le Acli – nell’ordine assurdo di una conoscenza di fatto dell’illegalità esistente, quasi inosservata e supportata perché funzionale al profitto ed al guadagno facile dello sfruttamento cinico del lavoro nero e di una assurda pratica schiavistica che mina alla base la convivenza umana e le relazioni sociali’.

‘La risposta a tale situazione di emergenza non può che essere quella del riconoscimento di fatto di una situazione normale di lavoro stagionale accolto e richiesto, riconducendolo però nella legalità e nella normalità delle condizioni essenziali di vivibilità e sicurezza sociale’.

‘All’azione trasparente e autorevole delle istituzioni per il rispetto della legalità e dei diritti contrattuali di lavoro – concludono le Acli – va accompagnata una rete di servizi sociali a favore delle persone e che interessino ambienti vivibili per il riposo, per l’alimentazione, per l’assistenza sociale e una rete di strumenti che agevolino la socializzazione e la relazionalità, elementi essenziali per una convivenza possibile, seppur difficile’.

Reggio Calabria: A proposito di Rosarno
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR