Residenti all’estero: Le regole Imu

Da qualche mese mi sono trasferito all’estero per motivi di lavoro. Possedendo una casa nel mio comune d’origine (dove ho sempre vissuto), come devo regolarmi per il versamento dell’Imu?Non vi è una risposta univoca per questo tipo di domanda, nel senso che tutto dipende da quanto ha stabilito il Comune riguardo alle case dei cittadini italiani residenti all’estero.
In effetti, questa tipologia di immobili – insieme alle case degli anziani o dei disabili trasferiti in strutture di cura/riposo – è l’unica che in teoria può beneficiare dell’assimilazione ad abitazione principale.
Questo vuol dire che la legge nazionale dà l’opportunità (non l’obbligo) ai Comuni di equiparare il prelievo Imu applicato sulle abitazioni principali (quindi aliquota agevolata + detrazioni spettanti) agli immobili dei residenti all’estero e a quelli degli anziani/disabili che per ragioni di assistenza hanno dovuto lasciare la propria casa.Si parla dunque di “assimilazione”, in quanto tecnicamente questi immobili non hanno di per sé le caratteristiche di abitazioni principali (non sono, cioè, la residenza anagrafica e la dimora abituale di chi le possiede). Vista però la situazione particolare di questi contribuenti, la normativa Imu ha scelto di essere più elastica da questo punto di vista (al contrario, gli immobili in comodato non rientrano nei casi di assimilazione).
Di conseguenza, è fondamentale che il contribuente si informi presso il Comune per verificare cosa è stato deliberato sulle case dei residenti all’estero. Nel caso, dunque, sia stata decisa l’assimilazione, l’acconto Imu del 17 giugno non era dovuto, altrimenti vi era l’obbligo di pagamento.Un’altra ipotesi potrebbe essere quella di un’aliquota agevolata, ma applicata comunque nell’ambito del prelievo sulle seconde case. In tal caso l’acconto era dovuto, ma se il contribuente non l’ha versato, è allora possibile la strada del ravvedimento operoso, pagando cioè in ritardo con sanzioni ridotte.
I Comuni hanno infatti la possibilità di decidere l’imposta sulle seconde case da un minimo del 4,6 a un massimo del 10,6 per mille.
E’ dunque ipotizzabile che il Comune possa aver applicato un’aliquota al 10,6 per mille sulle “normali” seconde abitazioni, applicandone invece una ribassata all’8,6 per mille sulle case dei residenti all’estero, ma questo, tuttavia, non vorrebbe dire assimilare l’immobile ad abitazione principale, solo alleggerirne il prelievo.
Per informazioni: www.caf.acli.it

Residenti all’estero: Le regole Imu
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Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR