Ri-batte il cuore di Taranto

Acli e 118 insieme per il progetto “Ribatti”: 16 defibrillatori in altrettanti luoghi pubblici strategici e formazione dei cittadini al primo soccorso. Grazie al 5×1000.

L’immagine che il resto d’Italia, a distanza, probabilmente si fa di Taranto è quella di un piccolo inferno. La città dello Ionio, che affaccia su un golfo affogato da un mare di ferro e fumi, è la sede dell’Ilva in gravissima crisi; ed è capoluogo di una terra con tante vite in bilico, tra il rischio di una disoccupazione senza alternative e quello per molti di ammalarsi e morire di lavoro.

Ebbene, Taranto, questa Taranto ha però almeno un primato positivo. Nel capoluogo dove i tassi di incidenza di alcuni tumori e di morti per patologie oncologiche sono abbondantemente sopra ogni media, si registra uno standard di eccellenza sanitaria a livello mondiale. Un primato che è diventato – è proprio il caso di dire – il cuore di un progetto di prevenzione, primo soccorso e cittadinanza attiva.

“Abbiamo presentato alla comunità scientifica nazionale e internazionale – spiega il dottor Mario Balzanelli, direttore del 118 di Taranto – un risultato significativo, analizzando i dati di 1.200 casi: abbiamo nel nostro territorio l’8.5% di pazienti in stato di arresto cardiaco rianimati con successo e dimessi vivi e, specifico, senza esisti neurologici. L’ultimo l’ho ripreso proprio ieri sera alle 19.30. La media mondiale si attesta, secondo vari studi, tra il 7.5% e proprio l’8.5%. Ma il fatto è che si potrebbe fare molto di più per salvare delle vite umane”.

Da questa prospettiva di un “di più” possibile, è partito il progetto “Ribatti”, promosso dalle Acli di Taranto e appunto dal 118. Sedici defibrillatori semiautomatici saranno distribuiti in luoghi strategici, per ora i principali bar della città (sul sito web la mappa aggiornata); ed è già partita il 30 maggio una campagna di formazione al primo soccorso cardiaco che coinvolgerà il personale degli esercizi coinvolti a cura degli addetti del 118. Le macchine e la formazione sono finanziate dai fondi raccolti dalle Acli con il 5 per mille.

Nel nostro Paese solo 1 italiano su 10 sa praticare un massaggio cardiaco. “Per questo va sottolineato  l’impegno delle Acli sui costi di formazione – dice Balzanelli – perché è stato quasi sempre in Italia il motivo di impedimento a realizzare con successo interventi analoghi altrove”.

L’obiettivo del progetto è fare dunque di Taranto una città cardioprotetta, integrando gli interventi del 118. “Tecnicamente – spiega il dottor Balzanelli – significa aiutarci ad abbreviare tempi già buonissimi. Con due riferimenti precisi. Un primo standard: entro i 4 minuti dall’arresto cardiaco, che ci sia qualcuno nelle vicinanze del paziente che sappia riconoscere la patologia e praticare un massaggio cardiaco continuativo senza ventilazione (che non è fondamentale nei primi minuti). Secondo standard: usare correttamente il defibrillatore entro 8 minuti”.

Dopo la prima fase dentro la città, si punta a portare defibrillatori e formazione anche nei circoli delle Acli che sono sopratutto in periferia o in provincia. “Intanto – spiega il presidente provinciale delle Acli,  Aldo La Fratta – stiamo progettando per la riapertura delle scuola, la formazione gratuita del personale scolastico in un incontro di 1 o 2 giorni presso lo stadio di Taranto. Contiamo di coinvolgere almeno 200 persone. E quando poi un numero significativo di cittadini saranno stati addestrati, abbiamo intenzione di attivare una convenzione con Comune e Provincia per posizionare i defibrillatori sulle vie e nelle piazze: senza nozioni e senza la voglia di salvare vite, i defibrillatori non servono”.

A lungo termine, l’idea è ancora più ambiziosa: “Vorremo con le Acli – la anticipa il dottor Balzanelli – estendere questo modello di intervento anche ai condomini. Perché è dimostrato a livello mondiale che il 75% degli arresti cardiaci non si verifica per strada ma in casa. E quindi lanciare un vero e proprio programma di defibrillazione condominale di comunità: un condominio, un defibrillatore in ogni piano e una persona che lo sappia usare”. Per salvare una vita in più.

Oltre a una sorta di mini-rivoluzione metodologica e tecnica, che offre un modello originale ed esportabile in tutto il Paese, si coglie il desiderio di rianimare, attraverso un servizio molto concreto, la cultura della prossimità e della solidarietà a Taranto. Una città spaccata. “Taranto è lacerata – conferma Balzanelli – da uno scontro tra politica e magistratura, tra diritto al lavoro e diritto alla salute, tra disastro ambientale e dissesto produttivo, economico e finanziario. ‘Ribatti’ arriva dunque soprattutto come una scarica culturale, un invito a tutta la cittadinanza a riscoprire l’istinto e la necessità di salvare vite umane”.

“Chi salva una vita salva il mondo intero”, recita un verso del Talmud. Le Acli, oltre al sostegno economico, hanno scelto questo progetto proprio per questo: “Taranto – spiega La Fratta – è in un momento difficilissimo. Ci sono 6 mila famiglie che rischiano da un momento all’altro di perdere il proprio sostentamento. E accanto alla crisi economica, viviamo una crisi sociale molto forte. Con ‘Ribatti’ vogliamo contribuire a rianimare la solidarietà quotidiana, gratuita, del farsi prossimo”. 

Ri-batte il cuore di Taranto
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Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR