Riforma del lavoro: proposte per il percorso parlamentare

La Direzione nazionale delle Acli ha giudicato la piattaforma del governo di riforma del mercato del lavoro un utile passo avanti nella giusta direzione, ha altresì evidenziato che permangono alcune ombre che solo un aperto confronto parlamentare può cancellare. Può essere utile fare un riepilogo delle luci e delle ombre del provvedimento che tra pochi giorni andrà all’esame del Parlamento.

Le luci:
Il lavoro a tempo indeterminato diventa la forma di impiego prevalente rispetto a tutte le altre riducendo il moltiplicarsi di forme contrattuali che hanno caratterizzato quest’ultimo decennio e facendo assumere alla legislazione il compito di sopprimere  la cattiva flessibilità.

Le collaborazioni autonome e continuative, spesso utilizzate camuffando il lavoro dipendente, vengono efficacemente contrastate sia imponendo dichiarazioni più stringenti in capo all’impresa, sia aumentandone i costi e rendendone meno competitivo il ricorso. Rigorose anche le misure rivolte a contrastare le false partite Iva che hanno trovato applicazione soprattutto nel lavoro a monocommittenza.

Con l’introduzione dell’Assicurazione sociale per l’impiego (Aspi) viene messo in campo un sistema universale di tutele contro la disoccupazione che supera la segmentazione del vecchio istituto dell’indennità di disoccupazione con le sue oggettive disparità. Gravano costi contributivi più elevati sui contratti a termine evidenziando il principio, vigente in tutta Europa, che il ricorso alla flessibilità si deve pagare. I vecchi ammortizzatori sociali non potranno più essere utilizzati in forma distorsiva per camuffare impossibili riprese produttive da parte di imprese decotte, rinviandone tuttavia l’entrata in vigore nel 2017, quando presumibilmente saremo fuori da questo tortuosa e prolungata emergenza della crisi.

Si mette mano all’art. 18 dello statuto del lavoratori in forma equilibrata, ammettendo la risoluzione del rapporto di lavoro per ragioni di carattere economico, ma contemporaneamente richiamandone un uso responsabile commisurato alle misure di  risarcimento al lavoratore, piuttosto onerose per l’impresa. Resta arbitro il giudice sulle decisioni riguardanti i licenziamenti per motivi economici e per quelli a carattere discriminatorio.

Le ombre:

È opportuno che l’indennità in caso di licenziamento per motivazioni economiche sia commisurata all’anzianità di servizio del lavoratore, potendo quantificarsi dentro la forbice indicata (15-28); non si comprenderebbe altrimenti con che criteri debba essere applicata. Andrebbe inoltre stabilito che tale indennità non abbia ad essere interamente devoluta al lavoratore, ma in parte anche ad assicurare, a favore dello stesso lavoratore, adeguati servizi di outplacement che favoriscano il più rapido reingresso al lavoro. Si renderebbe così corresponsabile e partecipe alla spesa per il ricollocamento la stessa impresa che assume il provvedimento di licenziamento.

Stabilire con maggiore chiarezza il ricorso al giudice nei casi in cui il licenziamento con motivazione economica possa nascondere ragioni discriminatorie, assicurando il tal modo la piena nullità del provvedimento assunto dall’azienda. Andrebbe inoltre previsto, oltre all’annullamento del provvedimento, un più consistente addebito economico nei confronti dell’impresa che fosse ricorsa al licenziamento economico camuffato.

Imporre, nel caso di licenziamento economico, il pagamento dell’indennità al lavoratore sempre e comunque, nel qual caso il ricorso al giudice resterebbe praticabile solo se si configurasse il raggiro della norma con il ricorso al licenziamento discriminatorio mascherato da ragioni economiche.

Si intervenga con misure adeguate ad accorciare, entro termini prefissati, il pronunciamento dei giudici in caso di controversie di lavoro per dare maggiore certezza al sistema economico e il giusto riconoscimento al lavoratore.

Porre modalità di certificazione della formazione in apprendistato, fatta in azienda o all’esterno, al fine di concorrere alla costruzione del curriculum del giovane lavoratore. L’insufficiente offerta formativa oggi disponibile per chi lavora e il disallineamento tra competenze richieste dal mercato del lavoro e titoli di studio esige che tutti i percorsi sia quelli formali che quelli informali possano avere una riconoscibilità e una spendibilità non solo nel rapporto di lavoro in essere, ma anche per le attività lavorative future.

Nessuno può immaginare che la riforma del mercato del lavoro sia automaticamente capace di aumentare l’occupazione. Si tratta infatti di introdurre misure di maggiore equità ed di efficienza che potranno dispiegare i propri benefici in tempi più lunghi. Tuttavia regole più europee potranno favorire maggiori investimenti esteri che nel nostro Paese si sono ormai ridotti al lumicino, come pure è l’Europa ad indicarci che a più mobilità nel mercato del lavoro spesso corrisponde più occupazione.

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Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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