Rio 20: un fallimento annunciato?

Al vertice ONU in Brasile già si discute sui documenti rimasti fuori. UE, USA e Cina rifiutano di assumere responsabilità e di firmare impegni per la sostenibilitàSi è arrivati ad un documento finale che soddisfa soltanto i ciceroni del Brasile. «È un documento incompleto ma l’inizio di un cammino consapevole del mondo intero» dice la presidente Dilma Rousseff. L’appuntamento che per milioni di persone poteva rappresentare una speranza di salvare il nostro pianeta si è ridotto a qualche commento diplomatico? Per i membri dell’anti-congresso delle Ong si tratta di un vero e proprio fallimento che avrá conseguenze negative per tutti gli esseri della Terra.

«Non è neanche cominciato il vertice e giá si parla di fallimento. È una vergogna, ma noi abbiamo la speranza che la presenza di oltre 100 capi di stato e di governo possa cambiare qualcosa» dice il ministro dell’Ambiente della Bolivia Felipe Quispe, presente da qualche giorno a Rio per la mega-conferenza mondiale. Ci sono enormi difficoltá per raggiungere fra i governi una posizione comune.
Riuniti a New York nella sede dell’Onu, gli incaricati ad elaborare il documento finale del summit, sono in grandi problemi per trovare punti in comune per tutti. Una cosa è giá sicura: il documento non include la proposta brasiliana di formare un gruppo di investimento con 30 miliardi di dollari l’anno per inaugurare una politica ‘verde’ globale, denominato “fondo di sostenibilitá”.
Il G20 riunito in Messico conferma soltanto il 25% di un documento pre-approvato da un folto gruppo di paesi di quelli riunitisi nella Cittá Meravigliosa: il resto rimarrà alla memoria di un migliaio di specialisti che hanno lavorato nel progetto. È così debole la fiammella di speranza per i piú ottimisti che già si scommette che molti dei paesi che parteciperanno nel vertice mondiale di Rio, non saranno neanche pronti a riaffermare i concetti ecologici giá siglati 20 anni fa nella stessa cittá.
Non si sa se tutti i paesi che firmarono in quell’anno, manterranno la parola dal 20 al 22 giugno in Brasile. «È tutto un problema di soldi – dice Roberto Freitas, attivista della Greenpeace argentina – perché nel documento si affermava un compromesso dei paesi piú sviluppati e potenti di dover finanziare un programma per ridare alla terra quella dignitá che loro stessi hanno aiutato a perdere, a livello della natura».
Specificamente, nel documento scritto e non approvato si parla di “responsabilitá storica dei paesi del primo mondo che, per decenni, hanno aiutato a inquinare di piú a danno dei paesi piú poveri”. Sono proprio i paesi piú ricchi che si son negati a siglare un documento che ammetterebbe la loro responsabilità nel processo d’inquinamento costante che soffre il nostro pianeta da quasi mezzo secolo.
Il gruppo dei 77 (G77) che riunisce paesi latinoamericani, africani ed asiatici, aveva cercato di includere nel documento un paragrafo che responsabilizza l’Europa, Cina e USA per il processo d’inquinamento in corso. Un altro punto di disaccordo è poi quello che afferma un maggiore compromesso dei governi per aumentare la responsabilitá e consapevolezza nell’applicazione di una normativa piú dura per coloro che inquinano l’ambiente. «Se non si firma cosí com’é questo documento – sostiene Franck Joseph Pearl Gonzalez, ministro dell’Ambiente e Sviluppo Sostenibile della Colombia – non saremo mai in grado di costruire “un’economia verde” per il nostro pianeta. Ci sentiamo senza una via d’uscita, impotenti! E pensare che il documento finale aveva anche un nome, il Mondo che vogliamo! Ma questo che verrá fuori da un documento cancellato e diplomaticamente rivisto e riportato agli anni ’80, non significa il Mondo che Vogliamo. Forse sará il Mondo che vogliono i grandi imprenditori e le multinazionali che badano soltanto a far soldi. Io comunque continuo ad avere speranze perché, in realtá il vertice non è iniziato ed i capi di stato hanno tutto il tempo per riflettere e lasciare nero su bianco un documento pieno di compromessi e non di frasi diplomatiche».
Durante i negoziati c’é stato un duro scontro fra il Brasile e l’Unione europea, dato che, secondo l’Ue, il documento con grande protagonismo brasiliano, puntava piú alla lotta alla povertá che contro l’inquinamento del pianeta. La riunione piú importante per la redazione del Documento Finale che, ovviamente dovrà essere ratificato dai Capi di Governo del mondo, è durata 14 ore ininterrotte e si sono ascoltati durissimi interventi da parte di rappresentanti brasiliani ed europei. Jim Leape, presidente della Wwf sostiene che «Per noi sarebbe stato sufficiente riaffermare i compromessi presi 20 anni fa qui a Rio, ma si vede che il mondo diplomatico non è capace. Dovrebbero vergognarsi di non esser riusciti a trovare un consenso su un tema che tocca i 7 miliardi di persone che vivono sulla Terra». D’altro canto, il responsabile della Ong High Seas Alliance Mattew Gianni dice: «Il testo sugli oceani che aveva proposto il Brasile poteva significare uno dei punti forti del vertice, ma è stato boicottato e peggiorato sostanzialmente. Un peccato!».
In tarda notte la delegazione Ue ha improvvisato una conferenza stampa, sostenendo che c’erano accordi sulle forme ma non sui contenuti. «Non abbiamo problemi a restare un’altra ora per siglare un documento coerente, ma non siamo d’accordo su tutte le finalitá del documento che ha trasferito tutta la responsabilitá all’Europa per un supposto fallimento, invece di far proposte coerenti».
*fonte: L’Indro

Rio 20: un fallimento annunciato?
close-modal
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR