Riuso e lavoro solidale: a Iseo l’officina degli abiti (video)

In riva al lago di Iseo, le Acli hanno organizzato un laboratorio per riparazioni e stiratura. Un’isola di amicizia e un’opportunità per donne senza lavoro.

Solo un “lavoretto” o un’occasione di rilancio, umano prima che professionale? “Abiti in officina” è un progetto di lavoro solidale, realizzato dal circolo Acli di Iseo, in provincia di Brescia.

È dedicato a donne e in particolare mamme in difficoltà economica che desiderano un lavoro, anche temporaneo. Presso lo spazio offerto dall’Istituto Canossiano, le Acli ritirano abiti da riparare o da stirare e le donne coinvolte, affiancate da volontarie competenti, vengono pagate con il sistema dei voucher lavoro. Alle persone che fruiscono del servizio viene proposto di lasciare un’offerta libera che va ad alimentare il fondo del progetto “Lavoro solidale”. Il fondo è il motore di questa e di altre iniziative del circolo che in “Abiti in officina” sembrano oggi aver trovato il loro punto di sintesi.

“Più o meno 5 anni fa nel nostro Punto famiglia – spiega Sandra Mazzotti, l’animatrice del progetto – abbiamo aperto lo sportello ‘Acli Lavoro’. Non facciamo intermediazione: accompagniamo chi si rivolge a noi per indirizzarli nella ricerca, per dare indicazioni su come sostenere un colloquio, per scrivere un curriculum. Accanto a questo da più di 10 anni con “Isola dell’usato” raccogliamo e rimettiamo in circolo l’usato – abiti e non solo – in cambio di contributi liberali. Grazie a questi contributi abbiamo costituito un fondo con cui volevamo dare anche una risposta concreta ad alcune delle persone che si rivolgono al nostro sportello, in particolare a famiglie in difficoltà con minori a carico. Abbiamo prima fatto una donazione al Comune. Poi ci siamo detti: ‘Perché non mettiamo in piedi qualcosa noi?’. E così è nata la nostra officina degli abiti”.

Le donne, chiamate a lavorare in officina sono sempre individuate in accordo coi servizi sociali. In genere Sandra organizza due turni settimanali. “Oggi, per esempio – ci dice – ci sono tre donne. Alcune all’inizio non sapevano cucire e noi glielo abbiamo insegnato grazie anche a una scuola di cucito locale”. Anche la scuola è pagata dal circolo col sistema dei voucher, una soluzione comune ad altri circoli della provincia per iniziative simili. “Quello che le donne riescono a mettere in tasca coi voucher – spiega Sandra – è proprio un piccolo segno; anche se 35/40 euro a settimana possono fare comodo per una spesa. Ma il valore aggiunto dell’officina è un altro: venendo qui si è creata una piccola rete di sostegno umano, contro la solitudine e la prospettiva di disperazione senza soluzione”.

Una rete in cui Sandra è affiancata da volontarie “che mi aiutano sul lato tecnico. Io non so cucire”. Una di queste è Elisabetta, pensionata, ex insegnante, nonna in servizio attivo permanente e che se la cava bene con ago e filo: “Premetto che non sono delle Acli e ho altre idee. Ma la solidarietà e l’amicizia tra i popoli non hanno colori. Sandra mi ha coinvolto tramite un’amica comune. E ora vorrei fare anche di più, perché poi le storie delle persone che incontro mi coinvolgono. Capisco questa gente: ho due figli e uno è rimasto senza lavoro. E immagino quanto sia dura: a volte non hanno proprio niente e hanno una famiglia anche loro, dei figli, le nostre stesse esigenze. Per questo sono qui a dare una mano. E poi è bello incontrarsi e lavorare tra donne”.

Elisabetta collabora ad “Abiti in offcina” da un anno e mezzo: “Sono qui più o meno una mattina a settimana, a seconda del lavoro che c’è. Lo stiro va tanto anche se sono sempre più o meno gli stessi che ci portano il lavoro”. Probabilmente a Iseo c’è diffidenza per il fatto che le donne che lavorano sono straniere, E la diffidenza prende anche forme paradossali. “Una volta una donna – racconta Elisabetta – mi fa vedere un pantalone riparato e mi dice che l’ha portato ‘dal cinese’ perché ‘non so mica come lavorano quelle là, da voi…”.

Anche attraverso piccoli segni come questo progetto il lavoro è ritornato a essere un tema caldo nell’attività di più di un circolo Acli in Italia: “Sì, ci sta riorientando – conferma Sandra Mazzotti – verso quella “L” di ‘lavoratori’ del nostro nome. Comunque l’officina ci ha permesso di farci vicini alle storie di tante persone, che oltre a quello economico e lavorativo vivono magari altri disagi che non trovano ascolto. Per esempio, la violenza domestica: in due casi abbiamo collaborato con l’associazione “Rete di Dafne” che si occupa di questo. Anche lo sportello lavoro in realtà per me è soprattutto uno sportello di ascolto”.

E per continuare ad ascoltare oltreché a sostenere concretamente le persone, le Acli di Iseo hanno in pentola altre attività. Sandra saluta infatti con un invito: “Il 9 maggio faremo una raccolta di metalli al centro di Iseo con il lavoro di alcuni uomini in difficoltà lavorativa, che pagheremo sempre coi voucher. Il ricavato della vendita dei metalli andrà in parte per la scuola che è nostra partner e in parte nel fondo del progetto. Venite!”.

Riuso e lavoro solidale: a Iseo l’officina degli abiti (video)
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