Salerno: Il Patronato Acli arriva in carcere

Anche a Salerno, come già vvenuto in altre province, le Acli hanno sottoscritto un accordo con la casa circondariale per permettere agli operatori del Patronato Acli di entrare in carcere e assistere i detenuti nel disbrigo delle pratiche burocratiche come l’accesso alla pensione, l’assegno familiare, l’invalidità civile, la disoccupazione o altre prestazioni previste dalla normativa italiana.

Il protocollo è stato firmato il 29 febbraio presso la casa circondariale di Fuorni a Salerno. Erano presenti Gianluca Mastrovito, presidente delle Acli Salerno, Stefano Martone, direttore dell’istituto penitenziario e Giuseppe Paparo, direttore del Patronato Acli di Salerno.

«Si tratta di una intesa – ha affermato Gianluca Mastrovito, presidente delle Acli e del Patronato provinciale – che sta dando dei risultati nel contrasto al fenomeno della recidiva, attraverso servizi di consulenza, di assistenza e di tutela a favore dei detenuti. Tutela e diritti sono le due parole chiave per comprendere il lavoro dei patronati: il loro compito non è solo quello di compilare le pratiche per facilitare l’Inps ma quello di far conoscere ai cittadini, soprattutto quelli più deboli come anziani, disabili e detenuti, i loro diritti e aiutarli a scegliere la prestazione sociale più adatta alle loro esigenze».

L’accordo, ha aggiunto il direttore del carcere Stefano Martone «contribuisce a non lasciare i detenuti a loro stessi e a favorire, nell’ottica rieducativa della pena, il reinserimento sociale. Alle Acli – ha detto Martone – chiederemo un ulteriore impegno per costruire percorsi di cittadinanza attiva e di orientamento al lavoro per quanti saranno chiamati al riappropriarsi di spazi sociali nelle comunità locali».

«Dal 2009 – ha commentato dichiara Giuseppe Paparo, direttore del Patronato Acli di Salerno – da quando il Patronato nazionale delle Acli è entrato in carcere, ha intercettato 4.520 persone e ha istruito 10.219 pratiche nelle 79 province coinvolte su tutto il territorio nazionale. Il tempo dedicato alle pratiche invece non è quantificabile: spesso gli operatori delle Acli lavorano, o meglio donano con gioia del tempo, più di quanto preveda la convenzione. La presenza del Patronato, allora, in una situazione così estrema con tempi molto dilatati e burocrazia decuplicata rispetto alla vita normale diventa essenziale, assumendo un valore sociale significativo».

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Fonte UNHCR
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