Sanità 2015-2016: tagli o risparmi?

In questi ultimi giorni è esplosa la polemica sui presunti tagli alla sanità. Leggendo le dichiarazioni del ministro Beatrice Lorenzin il problema non sussiste: si tratterebbe di risparmi previsti e concordati con le Regioni. Dunque sembrerebbe nulla di nuovo sotto il sole, ma è proprio così?

Che il Servizio sanitario nazionale non stia in buona salute è cosa nota, spesso infatti apprendiamo dai mass media notizie riguardanti disservizi, liste d’attesa lunghissime, errori gravi, mancanza di personale, ecc. I motivi di questa situazione così delicata hanno origine antica, e sono strettamente collegati all’insano rapporto tra la politica e gli affari che ruotano intorno a questo settore, che contribuisce in modo importante alla formazione del Pil nazionale.

I governi precedenti a quello attuale hanno sempre usato il comparto a mo’ di bancomat, riducendo di anno in anno le risorse economiche, senza agire sugli sprechi. Con l’accordo del 2 luglio 2015 siglato tra governo e Regioni il budget sarà “ridotto di 2.352 milioni di Euro a decorrere dal 2015. Conseguentemente dal 2015 le risorse disponibili per il Sistema Sanitario Nazionale sono pari a 109.715 miliardi di euro e per l’anno 2016 sono pari a 113.097 miliardi di euro” (cfr. atto n°113 della csr del 2 luglio 2015). Il Governo Renzi sembra, quindi, seguire le orme dei suoi predecessori: il Ssn subirà una riduzione di budget che non prevede nessun tipo di investimento.

Senza dubbio, il Ssn va riformato, esso è ancora troppo poco efficiente. Di fatto, oggi, chiunque intenda intervenire in questo settore si trova ad agire in una situazione decisamente complicata: i bisogni sanitari aumentano, soprattutto a causa dell’invecchiamento della popolazione; le risorse pubbliche diminuiscono per colpa di un debito pubblico tra i più alti al mondo da restituire in tempi di crisi e di (inopportuna) austerity.

Eppure risollevare le sorti del Ssn senza tagliare le risorse non dovrebbe essere impossibile, soprattutto in un Paese come il nostro che vanta un sistema tanto evoluto quanto sprecone. Ridurre gli sprechi potrebbe essere un modo virtuoso per recuperare denaro senza adoperare dei tagli. Sembrava proprio questa la direzione presa con il “Patto per la salute 2014-2016” siglato dal governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano: per la prima volta da molti anni le risorse del Servizio sanitario nazionale non venivano ridotte, anzi venivano individuate le strategie adeguate per renderlo più efficiente e meno dispendioso. Il Ministro Beatrice Lorenzin così allora commentava il Patto: “l’intesa, di fatto, permette di compensare il mancato incremento sul fondo senza che ci sia uno stravolgimento delle leve ne’ dell’impianto del Patto per la Salute, […] quindi questo per noi è estremamente importante. A differenza che nel passato, invece che attuare i tagli lineari, si lavora sulla produttività e questo è un inizio molto importante” (cfr. www.quotidianosanita.it).

L’idea era semplice e si basava sulla riduzione degli sprechi e il reinvestimento dei risparmi nel settore stesso “I risparmi derivanti dall’applicazione delle misure contenute nel Patto rimangono nella disponibilità delle singole regioni per finalità sanitarie” (Cfr. art. 1 comma 4 del Patto per la salute 2014-2016).

Come anticipato, con l’accordo del 2 luglio (sostanzialmente ratificato con il decreto Enti Locali del 28 luglio) le risorse per il 2015 sono state portate a 109.715 miliardi di euro dai 112.062 previsti, mentre per il 2016 sono state ridotte a 113.097 miliardi di euro dai 115.444 milioni di euro previsti. È chiaro, quindi, che con questa decurtazione cambia il senso del Patto per la salute: le Regioni sono obbligate a risparmiare per mantenere gli standard minimi, ma i risparmi sono trattenuti da Palazzo Chigi e non rimarranno nella disposizione delle Regioni, come indicato negli accordi.

In sostanza, da questa ricostruzione dei fatti appare evidente che i ministri Beatrice Lorenzin e Maria Elena Boschi affermano il vero quando sostengono che la riduzione dei costi era prevista dall’accordo del 2 luglio, ma omettono di aggiungere che il Patto per la salute 2014-2016 prevedeva che le risorse rimanessero nella disponibilità dei Governatori, che dovevano reinvestirle nel medesimo settore: senza questa possibilità i risparmi diventerebbero tagli, con buona pace del Patto per la salute dell’anno scorso e dei diritti dei cittadini.

Sanità 2015-2016: tagli o risparmi?
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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