Scendo in campo

A Padova, le Acli offrono spazi, formazione e rete sociale a nuovi ortolani per passione e per necessità.

Sabina ci farà un roseto, per produrre “in grande stile” aceto aromatizzato ai petali di rose. Enrico, assoluto neofita, con altri due amici sulla trentina pianterà e curerà verdure di stagione.

Sabina ed Enrico sono due degli “ortolani di città” del progetto sperimentale “City&Farm”, promosso dalle Acli di Padova: 24 aree di 50 mq in via Due Palazzi – ciascuna da utilizzare come orto o giardino – percorsi di formazione sulle tecniche di coltivazione orticola e un’area di orto solidale coordinata dal Gruppo di acquisto “TuttoGas” delle Acli di Padova, per favorire la socializzazione e destinare gratuitamente il raccolto a favore di persone in difficoltà.

“Si sono avvicinate persone abbastanza giovani tutto sommato – nota Massimiliano Monterosso, coordinatore di sistema delle Acli di Padova – tra i 45 e 65 anni, non solo pensionati quindi. E qualche giovane e tante donne, anche lavoratrici. Sono agricoltori di ritorno o assoluti principianti che cercano discontinuità rispetto alla vita urbana e un momento di socializzazione. Alcuni, certamente, lo fanno perché l’autoproduzione fa risparmiare e comunque mangiare meglio”.

Gli orti urbani nascono come esperienza pluriennale del Comune di Padova, diventata poi una buona pratica nazionale; tanto che proprio a Padova pochi giorni è stato firmato il protocollo d’intesa del “Progetto nazionale orti urbani”, tra ministero delle Politiche agricole, Anci e Italia nostra.

L’amministrazione comunale aveva l’esigenza di re-impiegare alcune aree verdi inutilizzate in quartieri degradati, favorendo così la riqualificazione e la socialità. Da quel momento in varie zone della città sono stati assegnati, tra singoli cittadini e associazioni, più di 300 orti. Ma ora il Comune non ha più terreni disponibili e la richiesta è altissima. E così, si sono aperti ad altre soluzioni.

“Nel nostro caso – spiega Monterosso – è un privato che mette a disposizione un appezzamento ed è la prima volta che succede in esperienze del genere. Ogni lotto andrà in affitto a 150 euro l’anno. E poi portiamo un approccio multidimensionale e questo è apprezzato dal Comune”. “Il progetto City&Farm – conferma Mariano Zin, presidente di Acli Terra a Padova – non riguarda solo gli orti e coinvolgerà una rete più ampia, incluse le nostre imprese agricole. Vogliamo mettere insieme tante esperienze e magari offrire, grazie a Enaip, la nostra proposta formativa ad altri. Per i nostri orti, abbiamo avuto tante richieste, ma manterremo una piccola estensione, perché appezzamenti con 50 orti sono difficili da gestire”.

Chi segue da vicino gli ortolani e le attività che si muoveranno a via Due Palazzi è Mario Frizzarin, informatico di mestiere e agricoltore per radici familiari: “È il primo anno, dobbiamo capire bene come funzionerà la cosa. Non è così banale fare l’orto, soprattutto se promuovi un’esperienza di condivisione tra persone che non si conoscono”. Per ora sono stati assegnati 15 orti su 24 e già entro la fine di aprile verranno finalmente avviati: la primavera ha tardato ed è arrivata tanta pioggia che ha rallentato la tabella di marcia. “Mi pare un gruppo motivato – continua Frizzarin – con un spirito di condivisione bello a tanti livelli. E poi è bello anche per le Acli: arrivano tante persone e una ventata di energie e idee. Ora, visto anche il ritardo dovuto al meteo, intanto compreremo tutti insieme piantine e sementi in un’azienda agricola biologica della zona. E poi gli ortolani ci hanno chiesto subito formazione teorico-pratica, soprattutto i “non esperti”: un agronomo dell’Enaip li incontrerà già una prima volta il 18 aprile”.

Tra i non esperti dichiarati proprio Enrico, di mestiere giornalista: “Avevo saputo del progetto del comune di Padova e cercavo giovani ortolani per fargli un’intervista. Alla fine, mi ci sono trovato dentro, con due amici. Uno ha il papà agricoltore e un po’ d’esperienza. Ma io sono a zero e non è una passeggiata, perché sono 50 mq di orto e nei giorni più secchi bisognerà andare tutti i giorni. Comunque sembra proprio una bella situazione: devi fare le cose assieme, devi darti una mano quando uno non può, bisogna fare gli ordini assieme per risparmiare sulle quantità di sementi e piantine. Insomma, non è semplicemente il ‘tuo’ orto”.

Nella squadra City&Farm c’è anche Sabina, interprete professionista, che del suo appezzamento farà un giardino: “Noi coltiveremo rose rosse, per un prodotto che ci chiedono in tanti e che per uso familiare facevamo da tanto tempo grazie a una vecchia ricetta della nostra nonna Marietta: l’aceto di rose. Abbiamo un brevetto internazionale e a breve anche un marchio biologico depositato. Le rose devono essere rosse, più scure possibili, perché più ricche di carotene e flavonoidi necessari per resa e profumo. Ci sono rose sofisticatissime e dai colori bellissimi e particolari, che però non profumano! Per questo, con mia figlia che studia agraria e che mi aiuterà, abbiamo studiato e selezionato alcune varietà speciali.

Sabina ed Enrico non sono mosche bianche: sempre più persone scelgono di “scendere in campo”. Sono 2,7 milioni in Italia, secondo Nomisma (La rivincita degli orti urbani – Rapporto 2012), le persone che si dilettano a coltivare un orto, in molti casi in città. Per liberare tempo e pensieri, ma anche per guardare al futuro.

Scendo in campo
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Fonte UNHCR
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