Scivolare si fa presto, rialzarsi si fa fatica

La conclusione della trattativa, senza accordo, sul mercato del lavoro ha lasciato un amaro in bocca ed ancor più un inquietante interrogativo: è finita la concertazione?

Una prima e più epidermica argomentazione mette in evidenza la difficoltà di conciliare lo stile rituale, rigido e spesso pregiudiziale del modello consolidato della concertazione italiana. Partendo dal presupposto che comunque essa rappresenta un architrave della gestione economico-sociale e della stessa vita democratica, spesso la concertazione è stata vissuta e praticata come un territorio obbligato dentro al quale trovare le soluzioni condivise, qualsiasi esse siano. Evidentemente i cosiddetti tecnici al governo hanno dimostrato ben poca sensibilità a questo approccio. Inoltre, sempre per restare in superficie, è abbastanza presuntuoso chiedere a chi è prestato per breve tempo alla politica, assumendo una sorta di funzione inderogabile per salvare l’Italia, che trovi la disponibilità per lunghi e spesso inconcludenti tavoli affollati.
Ma sotto la scorza superficiale c’è una realtà ben più complessa e preoccupante che ci induce a tentare una risposta alla domanda: chi esercita la sovranità in Italia? La Grecia, paese insolvente per l’enorme debito accumulato, è di fatto commissariato; il primo ministro ellenico Lucas Papademos è stato designato da Bruxelles e non a caso è l’ex numero due della Bce. Noi che non siamo commissariati, non abbiamo però un governo espressione del voto dato ai partiti e non possiamo certo dire che la sovranità oggi appartenga al popolo, come cita l’articolo 1 della nostra Costituzione. Anche noi infatti dobbiamo rispondere al fiscal compact che ci impone di rientrare in vent’anni della metà del nostro attuale debito per raggiungere il tetto stabilito da Maastricht. Né possiamo dirci indifferenti agli umori della finanza internazionale che detiene la metà del nostro debito pubblico (circa 950 miliardi di euro) la quale al momento della caduta di fiducia verso il nostro paese ha fatto schizzare lo spread ad oltre 535 punti su quello tedesco.
Insomma, potremo pure prendercela con Monti e qualificarlo come tecnocrate dirigista quando dice che se il Paese non è pronto per le sue riforme lui è disposto ad andarsene; ma la verità è che oggi non possiamo fare a meno di lui per risolvere i problemi di una crisi che ha appena svoltato il culmine della parabola dell’emergenza e i nostri problemi non sono certo risolti. Dunque anche il nostro Paese è in parte eterodiretto e la nostra sovranità è progressivamente e pericolosamente scivolata verso l’estero. Sembra così ripetersi, anche nel 21° secolo, la pretesa di Brenno che nel 390 a.C. al grido «guai ai vinti» impose le sue pretese ai Romani che avevano perso la guerra contro i suoi Galli.
Ma se la politica in Italia ha del tutto smarrito il suo ruolo di sovranità nazionale impasticciandosi nei suoi “affarucci” e nelle sue pregiudiziali conflittuali, non possiamo nemmeno dire che i corpi intermedi rappresentino bene il loro compito di sovranità sociale. I corpi sociali sempre più indeboliti da rappresentanze di interessi particolari e spesso corporativi se rischiano la delegittimazione da parte di un governo che li tiene in scarsa considerazione, altrettanto stentano a trovare legittimazione dal legame sociale che si è enormemente indebolito in un contesto di società liquida e dall’individualismo imperante.
È la stessa verticalizzazione della rappresentanza che sta vivendo una profonda crisi, mentre ciò che rimane desto è quella dimensione orizzontale del territorio che sa costruire forme di coesione e di impegno, ancorché   costruite fuori da ogni legame con la politica e spesso estranea anche alle maggiori organizzazioni di rappresentanza sociale.
Tutto ciò sta generando, forse inconsapevolmente, un populismo spesso estremistico che ha monopolizzato le ali estreme della politica italiana e che rappresenta un terreno di coltura per un qualsivoglia peronismo, anche se non siamo in America Latina.
A noi cogliere fino in fondo questa sfida, senza farci prendere dalla tentazione di scorciatoie. Se sapremo essere veramente costruttori di un nuovo e diffuso impegno educativo alla partecipazione e di una rinnovata azione sociale, potremo dare il nostro vero e prezioso contributo a rigenerare comunità.

Scivolare si fa presto, rialzarsi si fa fatica
close-modal
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR