Scuola: Acli, no ai giovani a lavoro a 15 anni

Drezzadore: «Non si contrasta così la dispersione scolastica né si aumentano le competenze». L’emendamento approvato dalla Commissione Lavoro della CameraRoma, 20 gennaio 2010 – «Non si contrasta la dispersione scolastica né si aumentano le competenze mandando i giovani a lavoro a 15 anni». E’ negativo il giudizio delle Acli sull’emendamento approvato oggi dalla Commissione lavoro della Camera dei deputati, che prevede la possibilità di assolvere l’obbligo di istruzione anche nei percorsi di apprendistato. «Il governo – afferma il responsabile del dipartimento lavoro delle Acli Maurizio Drezzadore – pensi piuttosto a ripristinare i 40 milioni di euro erogati dal ministero dell’Istruzione ai percorsi triennali della formazione professionale, ma tagliati per l’anno 2009 e inesistenti anche nella finanziaria 2010».
«E’ sorprendente – continua Drezzadore – che di fronte al deficit di formazione dei nostri giovani e al primato negativo del 26% di disoccupazione giovanile over 18, si punti a spingere i 15enni a lavorare, creando un vero e proprio cortocircuito nel conseguimento di conoscenze e competenze che caratterizzano gli standard stabiliti per l’assolvimento dell’obbligo di istruzione».
«ll governo fa bene – conclude il responsabile lavoro delle Acli – a voler rilanciare l’apprendistato come strumento di inserimento lavorativo delle giovani generazioni, ma ben altre sono le strade da perseguire. Le circa mille ore formative previste nell’ultimo anno del percorso dell’obbligo non possono essere surrogate da nessuna forma di apprendimento in contesti prettamente addestrativi. Il rischio è quello ridurre la formazione, e l’apprendistato, a mero addestramento».

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