Se a Roma manca il pane c’è la comunità

“Oggi per le Acli di Roma e per ‘Il pane a chi serve’ è un grande giorno perché abbiamo appena concluso un accordo con la mensa di Collo Oppio per fornire 40 chili di pane due volte a settimana fino ad arrivare con il tempo a 60 chili giornalieri”. La voce è quella di Lidia Borzì, presidente delle Acli di Roma, che da gennaio 2012 portano avanti l’iniziativa “Il pane a chi serve” finanziato in parte con i fondi del 5×1000 e con il bando della Regione Lazio “Un taglio alle povertà”.

Il progetto si propone di recuperare il pane invenduto e distribuirlo alle associazioni, parrocchie e casa famiglie che gestiscono mense solidali.

Le Acli stabiliscono i contatti, creano la fiducia tra panificatori e organizzazioni di volontariato che operano sullo stesso territorio e che possono collaborare meglio e rinsaldare i legami comunitari.

Si tratta di mediare, di far incontrare dal vivo persone che “parlano lingue diverse” e che hanno orari spesso incompatibili e di accompagnare le associazioni nel recupero e nella scelta del pane buono fino a quando panificatori e volontari non diventano autonomi.

E poi ci sono gli imprevisti: “In alcuni casi  – spiega Emanuele Bissattini, uno dei due operatori stipendiati dalle Acli per l’iniziativa – i panificatori hanno finito il pane, non hanno nulla di invenduto o al contrario ne hanno più del solito. E noi, insieme a numerosi volontari attivi sul progetto, dobbiamo risolvere l’emergenza”.

Un altro impegno è quello di promuovere l’iniziativa nelle istituzioni: presentarsi organizzare riunioni ottenere il patrocinio dell’ente pubblico. “Un conto è dire chi siamo – ricorda Bissattini,– e un conto è dire che il Comune, il Municipio ci appoggia. E’ una specie di garanzia sul nostro operato e sulla destinazione non commerciale del prodotto. Finora siamo riusciti a coinvolgere 4 Municipi romani: l’ottavo e il terzo con cui siamo partiti nel 2012 e il primo e il decimo che si sono aggiunti con il tempo”.

Per Lidia Borzì la presenza dell’ente pubblico ha anche un altro valore, quello del welfare e della sussidiarietà orizzontale e verticale: “I cittadini pagano le tasse, ci hanno donato i loro soldi con il 5×1000 e vedono che quello che spendono ritorna sotto forma di aiuto ai più bisognosi. Se manca l’ente pubblico sembra solo beneficienza, invece quello che facciamo fa parte del welfare comunitario. È la comunità che si prende cura di se stessa”.

60 le associazioni coinvolte, 15 panificatori, tra cui Eatitaly, per un totale che va dagli 800 ai 1100 chili di pane recuperato ogni settimana. Una piccola goccia delle 20 tonnellate di pane che ogni giorno a Roma vengono sprecate e che potrebbero invece nutrire – i dati sono delle Acli – il 4% dei romani che vivono sotto la soglia di povertà o quel 7% che fa un pasto ogni 2 giorni.

La quantità di pane disponibile per il progetto varia da forno a forno – anche se le Acli al momento non riescono ancora a fare accordi con i piccolissimi forni, quelli che hanno una resa giornaliera di meno di 10 chili – ma spesso i fornai, insieme al pane regalano anche prodotti come pizza e biscotti invenduti.

La resa maggiore arriva dai forni che collaborano con la grande distribuzione (Gdo). “Per contratto la Gdo – spiega ancora Bissattini – vuole avere anche alle 7.00 di sera tutti i tipi di pane negli scaffali ma il fornaio viene pagato solo in parte e in maniera forfettaria. La resa è enorme. Lo smaltimento, a carico dei fornai, ha un costo. Noi mettiamo a bolla quello che riusciamo a recuperare e così i fornai possono ridurre le spese e avere dei vantaggi fiscali”.

Anche se i principali beneficiari sono le comunità, le parrocchie, le mense, le case famiglie, i gruppi religiosi come la Chiesa avventista, a volte la richiesta arriva dai singoli. “Il pane non lo neghiamo mai a nessuno – aggiunge Bissattini – Il singolo che si avvicina a noi è in genere una persona che si trova in una situazione di povertà relativa, spesso ci ha visto in televisione. Sono persone che a causa di una separazione o di una vedovanza improvvisa non sanno come fronteggiare la situazione. Di sicuro regaliamo il pane, ma poi le mettiamo anche in contatto con i servizi del territorio: parrocchie, Patronato Acli, Punto famiglia, associazioni che possono aiutarle”.

Per i panificatori che siano singoli o associazioni non fa differenza: “Nessun produttore ci ha mai detto di no – continua l’operatore – i panificatori hanno molto rispetto del pane, sanno che produrlo costa fatica e non vogliono sprecare il frutto del loro lavoro. Alcuni già regalavano il pane avanzato in maniera informale. Ci chiedono solo garanzie che il pane sia donato e non venduto”.

Per il futuro le Acli vorrebbero ampliare le categorie merceologiche, includere anche frutta e verdura o prodotti in scadenza. “L’importante però – sottolinea Lidia Borzì – è creare un modello replicabile da applicare con il tempo in tutta la città. Stiamo ancora in fase di sperimentazione per capire come fare”.

Per aderire all’iniziativa come fornai o come volontari contattare: Il pane a chi serve.

Se a Roma manca il pane c’è la comunità
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